Giovedì 21 Ottobre 2021

Abusi al “Villaggio dei Ragazzi” Arrestati cinque educatori

Maddaloni, 28 febbraio 2011 – Domenico Bellucci, anni 56 anni, Vincenzo
Crisci, 30 anni, Francesco Edattico, 53 anni, Gianluca Panico, 33 anni,
Maria Iesu 37 anni. Assistenti, i primi. Docente, l’ultima. Nel complesso,
educatori. Tutti agli arresti domiciliati. Per i magistrati della Procura di
Santa Maria Capua Vetere, gente che avrebbe dovuto rendere facile e fruibile le esistenze di ragazzini difficili, cresciuti in famiglie o contesti di
disagio, o che le famiglie non ce le hanno mai avute. Ma che avrebbero
trasformato la vita di questi ragazzini, molti dei quali ancora alle porte
dell’adolescenza, in un incubo. Maltrattandoli nel fisico e nella psiche.
Picchiandoli, senza perdere mai occasione per mortificarli. E oltre.
Nel Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, il centro per eccellenza in Italia
per l’educazione e il recupero, gli abusi sono andati oltre. Protagonista
l’insegnante. Lo racconta il procuratore sammaritano, Corrado Lembo che ha coordinato le indagini. E’ il novembre del 2008. E’ in corso una lezione nella la scuola media del Villaggio dei Ragazzi. La professoressa colpita ora dall’ordinanza cautelare, con l’uso della forza fisica, aveva fatto stendere supini sul pavimento due alunni, entrambi di undici anni, e si era seduta dapprima sopra l’uno e subito dopo sopra l’altro, all’altezza dei genitali, e, quindi, aveva iniziato a prodursi in movimenti ondulatori e sussultori tipici di un rapporto sessuale».
Il restante scenario è costellato di maltrattamenti fisici e psicologici,
attraverso – scrive la Procura – «un sistematico ricorso a metodi brutali ed umilianti da parte degli educatori». E poi, ancora, «uso della violenza per mortificare le vittime» e in alcune occasioni anche «percosse che hanno riportato lesioni». I giovanissimi ospiti dell’istituto erano spintonati e colpiti con schiaffi e pugni alla testa e alla schiena. E poi insulti a quelli più deboli. Parole come handicappato, scemo, porco. Fino a provocare nei ragazzini stati di ansia, senso di soffocamento e sudorazione. Al punto fa far rivelare ad alcuni di loro, ascoltati dagli inquirenti con l’aiuto di una psicologa, di “sentirsi morire”.

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