Giovedì 21 Ottobre 2021

La morte di Valeria, i pm: “Omicidio colposo”

Pollena Trocchia, 22 ottobre 2011 – Sul fascicolo della Procura della Repubblica di Nola c’è il suo nome e già un bel po’ di incartamenti raccolti in 24 ore. Valeria Sodano, 23 anni. Morta annegata in un fiume di fango e detriti che l’hanno investita non appena è ridiscesa dalla sua auto. Una valanga di morte che scendeva giù dal monte somma, e ha tramutato in un fiume scuro la stradina che Valeria percorreva con un’amica. Su quel fascicolo, colpisce l’ipotesi di reato: omicidio colposo. A uccidere Valeria non è stato il suo istinto di scendere dall’auto, trascinata da quel torrente fangoso, per cercare riparo altrove e invano. Niente affatto. I carabinieri della tenenza di Ercolano ipotizzano tutt’altro: assassini sarebbero stati quanti, per incuria, negligenza o inspiegabile pigrizia, non si sono mai occupati di mettere in sicurezza un territorio martoriato, che si tramutava in uno spietato criminale ogni qualvolta era investito da piogge incessanti. Via del Cimitero, la toponomastica è stata spietata anche nell’indicare la via in cui la giovane di Pomigliano d’Arco, studentessa a un passo dalla laurea in lingue, ha perso la vita. Assassinata da un muro d’acqua che è solo l’effetto di cattive amministrazioni. Sistema borbonico di scolo azzerato, nessuna manutenzione della montagna. Su quel fascicolo manca ora l’elenco degli indagati, che sarà compilato a breve. Basta pescare da gente che, nel tempo e a vario titolo, hanno avuto la responsabilità di gestione del territorio. In questi stessi giorni saranno nominati consulenti ingegneri idraulici. Mentre è stata disposta l’autopsia sul corpo di Valeria.
“Anche in questo caso un’azione di protezione civile preventiva avrebbe probabilmente potuto evitare la tragedia”. Così il geologo Giuseppe Doronzo, segretario dell’Ordine dei geologi della Campania
Al di sotto di via Cimitero, informa il geologo, c’è un alveo che viene dal Monte Somma, nel quale ci sono addirittura delle costruzioni, purtroppo tale situazione è documentabile nelle decine e decine di alvei che insistono sul complesso vulcanico del Somma Vesuvio. Opere di ingegneria borbonica, da tempo in stato di abbandono e degrado.

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