Sabato 24 Luglio 2021

Delitto Cannavacciuolo, il killer imbottito di coca

Chi ha premuto il grilletto contro Carlo era forse  sotto l’effetto di stupefacenti. Emergono nuovi dettagli dalle indagini sul delitto Cannavacciuolo. Un retroscena raccapricciante, in cui il killer che spara un colpo al cuore al veterinario di santa maria la carità ha la mente accelerata dalla cocaina.

La svolta sarebbe arrivata giovedì scorso, con il fermo dei presunti responsabili della morte del ragazzo ucciso sotto gli occhi della fidanzata. Era il suo onomastico, la notte tra venerdì e sabato scorso. Ma nessuno dei due sospetti, Ciro Afeltra e Violanto Petrucci, ha finora  confessato il delitto. Gli inquirenti vogliono far crollare quello che non ha sparato, giocando sul fatto che con la confessione potrebbe alleggerire la sua posizione giudiziaria e incastrare il complice.

Si punta anche sull’attaccamento di uno dei due fermati alla famiglia. Afeltra, padre di una bimba di tre anni, in caserma  sembrava terrorizzato all’idea di non rivederla.  Lunedì intanto ci sarà la convalida dei fermi della procura di Torre Annunziata davanti al gip. Resta però un gap con la ricostruzione dell’omicidio fatta dalla fidanzata di Carlo. La ragazza, unica testimone oculare, ha parlato di due persone molto alte mentre i sospetti sono di altezza media. L’interrogatorio si concentrerà comunque su prove oggettive, come l’auto dei due mostrata a poca distanza dal luogo del delitto da una telecamera a  circuito chiuso. Cominciano a delinearsi anche i caratteri dei due fermati: Petrucci più duro, Afeltra che  è nipote dell’omonimo boss più sottomesso. Alcune voci dicono infine  che la vittima e  i rapinatori si conoscevano e si frequentavano una decina di anni fa. Ma non ci sono riscontri certi.

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