Venerdì 22 Ottobre 2021

J’accuse di Sepe: la camorra specula sui defunti

Napoli, 2 novembre 2011 – La camorra specula sui defunti. Fa discutere l’anatema del cardinale Crescenzio Sepe lanciato nel giorno di Ognissanti al cimitero di Poggioreale e che invita tutta la comunità ecclesiale della diocesi partenopea a ribellarsi contro il business del caro estinto. Chiesa e fedeli, dunque, in prima fila contro il malaffare che alligna nei cimiteri di Napoli e provincia.

Abusive, profanate, svuotate per essere poi rivendute ed assegnate in maniera arbitraria: le tombe dei cimiteri di Napoli e provincia sono affare in mano alla criminalità organizzata. Tutto ruota intorno ai soldi o meglio intorno al racket imposto dalle organizzazioni criminali. Vale anche in questo settore l’antica regola del mercato per cui il prezzo, anche quello della tangente, si determina sulla base della domanda e dell’offerta. Quando di mezzo c’è la criminalità organizzata, poi, la regola è una: decide il boss.

A raccontarlo, più di un anno fa, ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia che indagavano sui clan della periferia occidentale di Napoli è stato il pentito Mario Toller che snocciolò agli inquirenti come la camorra abbia il controllo logistico e territoriale del business del caro estinto. Omertà e silenzio. Ricatto e speculazione sul dolore. Così la camorra gestisce l’affare. Indagini successive hanno svelato poi come funerali e sepolture siano gestite dalla malavita che pretende tangenti anche dalle stesse ditte di onoranze funebre. Il pizzo, a quanto sembra, oscillerebbe sui 20mila euro anni da pagare in due tranche. E tangenti si pagherebbero anche l’acquisto di loculi e nuove tombe.

Ecco perché il j’accuse del cardinale Sepe ha colto nel segno. Primo obiettivo della curia di largo Donnaregina il riordino delle confraternite. Ma anche il Comune di Napoli vuole fare la sua parte come hanno sottolineato ieri sia il sindaco Luigi De Magistris che l’assessore ai Cimiteri Bernardino Tuccillo.

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