Venerdì 22 Ottobre 2021

Lido sulla linea di confine tra due clan. E l’imprenditore paga il doppio pizzo

Napoli, 19 novembre 2011 – C’è l’imprenditore sequestrato e minacciato che – racconta il pentito – piangeva come un bambino. C’è quello che, come in una celebre sequenza di Così parlò Bellavista, pagava il pizzo due volte, perché la sua attività è sulla linea di confine tra due clan. C’è il poveraccio che di pagare si è rifiutato del tutto, e che per questo è stato ammazzato. Tutto raccontato in un’indagine del pool Antimafia della Procura che ha chiesto e ottenuto, dal gip di Napoli, l’arresto di cinque persone. Cinque elementi apicali del clan dei Casalesi, ritenuti affiliati alla fazione Bidognetti. Sono accusate di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Gente che fungeva da anello di congiunzione tra i cartelli criminali del litorale domizio. Ovvero Casalesi, per la quota casertana, e Mallardo-Licciardi, per la quota giuglianese. Nel dettaglio, secondo quanto emerso dalle indagini, tra il 2009 e il 2010 la fazione Bidognetti dei casalesi si sarebbe avvalsa di soggetti affiliati o contigui ai Mallardo di Giugliano e i Licciardi di Secondigliano come emissari delle richieste estorsive ai danni di numerosi stabilimenti balenari di Varcaturo, Ischitella e Castel Volturno.
Tra gli episodi ricostruiti nel provvedimento si va anche più indietro nel tempo. Luglio 2008. A Castel Volturno viene assassinato il gestore di uno stabilimento balneare della zona, Raffaele Granata, padre dell’allora sindaco di Calvizzano, che si era rifiutato di pagare il “pizzo”. Un delitto ordinato dal boss dell’ala stragista casalese Giuseppe Setola. Ma c’è pure il racconto del pentito Michele Barone. E di quando il proprietario del lido “Don Pablo” venne portato in casa di una donna dove venne minacciato con una pistola, intimandogli di pagare la somma di 3000 euro. “Il proprietario del lido piangeva come un bambino – dichiara a verbale Barone – e ha subito versato una somma pari a mille euro e poi i restanti duemila euro li ha versati nel mese di agosto”. Altra storia la rapina di un camion di bibite per punire un imprenditore balneare che non aveva voluto pagare una tangente. In questo caso gli emissari del clan nascosero il veicolo nell’abitazione di un ragazzo down, sapendo che in questo modo sarebbe stato più difficile ritrovarlo.
La vicenda del lido di confine. E’ lo stabilimento “Varca d’oro”, al confine tra le due province, il cui proprietario era costretto a pagare la protezione sono sia ai Mallardo che ai Casalesi. Con una tangente di Ferragosto, di 15mila euro, ripartita a metà tra i due cartelli. Ben poca cosa rispetto ai trentamila euro imposti al gestore del lido “Il Delfino”.

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