Lunedì 18 Ottobre 2021

Patto “frutta e verdura” tra Casalesi e Cosa Nostra: nove arresti

Napoli, 15 novembre 2011 – Sulle tavole di gran parte delle famiglie del Mezzogiorno ci finiva l’epilogo di un patto decennale tra i cartelli malavitosi più potenti del Paese: Casalesi e Cosa Nostra. Che all’anagrafe si traduce in Schiavone e Riina, menti e braccio, nel dettaglio, di un business miliardario macinato sul trasporto e la vendita di frutta e verdura. Dieci anni sfociati ieri in nove arresti a conclusione di un blitz lungo l’asse Campania-Sicilia. Cominciò un anno fa, quando da un camion caricato a ortaggi furono scaricati e sequestrati potenti fucili kalashnikov.

Dodici mesi da quel giorno, gli arresti eseguiti nella notte dalla squadra Mobile di Caserta, culmine di un’inchiesta che narra di quel patto mafia-camorra che controlla i mercati di Campania e Basso Lazio. Ordinanza in carcere per Nicola Schiavone, il primogenito di Francesco detto Sandokan, ma pure per il genitore ergastolano; provvedimento notificato pure a Gaetano Riina, fratello del capo dei corleonesi, Totò. Entrambi già detenuti in carcere, come altri due indagati, mentre in cinque finiscono in cella dopo ricerche che riguardano tre province, per sei giorni. Manette ai polsi di elementi di spicco del clan Mallardo di Giugliano, come Francesco Napolitano, Patrizio Picardi e Pasquale Coppola, e per siciliano e corleonese Carmelo Gagliano.
Al centro dell’inchiesta, coordinata dal procuratore antimafia di Napoli Federico Cafiero de Raho, l’affare del cosiddetto “oro verde”. Con mansioni ben delineate. I casalesi concentrati sul monopolio del trasporto su gomma di frutta e verdura da nord a sud; la ‘ndrangheta calabrese impiegata nella gestione e nel controllo del mercato ortofrutticolo di Fondi; e Cosa Nostra, impegnata nel garantire la distribuzione dei “suoi” prodotti in tutto il Sud grazie alla protezione di Casal di Principe, in particolare con gli automezzi della ditta “La Paganese” con sede a San Marcellino, gestita da Costantino Pagano, magnate nel trasporto su gomma. Un’inchiesta scaturita grazie alle rivelazioni dei collaboratori di giustizia Gianluca Costa, uomo di fiducia e dipendente di Pagano; di Francesco Cantone e di Salvatore Laiso.

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