Domenica 24 Ottobre 2021

L’usuraio Potenza: “Meglio la galera che la povertà”

Napoli, 4 febbraio 2011 – L’ultimo filone dell’inchiesta Megaride, sul riciclaggio di beni della camorra nell’usura e nella ristorazione a Chiaia, apre nuovi scenari. Scenari che attraversano il confine del Paese, fino a raggiungere i paradisi fiscali della Svizzera. Sette gli arresti eseguiti ieri, tutti a carico di esponenti della famiglia dell’ex contrabbandiere, deceduto il 15 gennaio scorso, Mario Potenza. Un’indagine che ha accertato il reimpiego di capitali illeciti riferibili a Salvatore Lo Russo, al vertice dell’omonimo sodalizio camorristico di Miano ed oggi collaboratore di giustizia, ed alla famiglia Potenza. Nell’ultimo filone le indagini si sono concentrate, in particolare, su prestanome dei Potenza per la salvaguardia del loro patrimonio ed hanno evidenziato come la stessa famiglia Potenza fosse riuscita a trasferire su conti svizzeri ingenti somme di denaro. Nel dettaglio, dopo avere trasferito una parte del proprio tesoro oltralpe, trovatasi in difficoltà a causa del sequestro dei ristoranti e dei conti correnti, la famiglia Potenza, avrebbe cercato di far rientrare una parte della somma in Italia grazie ad un imprenditore del settore calzaturiero, Francesco Russo, tra le persone arrestate ieri. Russo avrebbe fatto da intermediario grazie ai contatti con un bancario svizzero. L’operazione però non è andata a buon fine poiché la magistratura elvetica, su richiesta di quella italiana, aveva bloccato i conti. I Potenza, come si evince dalle intercettazioni ambientali contenute nell’ordinanza di custodia cautelare, caddero in preda alla disperazione. Il capostipite Mario, poco prima di morire, aveva commentato così la situazione: «Ci hanno distrutto ed abbiamo fatto la fine più brutta di tutti gli essere umani che stanno a Napoli». Addirittura l’usuraio sarebbe stato disposto a rimanere in carcere per anni. «Mi facevo 8 anni di carcere – dice l’ex contrabbandiere parlando a casa sua con altri familiari – basta che mi rimanevano i soldi”.

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