Giovedì 21 Ottobre 2021

Arresti Ragosta: “Non siamo legati ai clan”

Napoli, 22 marzo 2012 – Qualche reato legato al fisco e la totale fiducia nel proprio commercialista, ma nessun legame con la camorra. E’questa in sintesi la linea difensiva dei fratelli Fedele e Giovanni Ragosta finiti in carcere, insieme ad un terzo fratello, Francesco, con l’accusa di associazione mafiosa, riciclaggio e corruzione per truccare sentenze tributarie. I fermi sono stati eseguiti al termine dell’inchiesta conclusasi nel mega blitz della guardia di finanza che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di 47 persone, tra cui 16 giudici tributari. In nove ore di interrogatorio nella sale del Carcere di Secondigliano gli indagati si sono difesi sostenendo che la loro fortissima crescita imprenditoriale deriva esclusivamente dalle loro capacità. Secondo l’accusa, invece, i Ragosta avrebbero fornito, da esterni, un contributo significativo agli scopi del “clan Fabbrocino”. Cosca che mirava non solo al controllo delle attività economiche, alla gestione monopolistica di interi settori imprenditoriali e commerciali, all’acquisizione di appalti e servizi pubblici ma anche al condizionamento del voto, con la presenza in diverse consultazioni elettorali di figure indicate proprio dall’organizzazione camorristica. Gli imprenditori negano però ogni addebito. Sulla questione del pizzino ritrovato nel covo del boss giugliano e su cui vi era scritta “400mila euro, Ragosta, tutto a posto”, Fedele Ragosta non da giustificazioni si limate a dire che forse il riferimento è all’acquisto di un immobile durante un’asta privata. Sull’attività di corruzione dei giudici messa in atto dal loro commercialista Annamaria d’Ambrosio i due scaricano le responsabilità sottolineando la piena fiducia nel loro consulente al momento dei fatti. Il patrimonio imprenditoriale dei Ragosta supera il valore complessivo di un miliardo di euro, tra hotel, aziende alimentari e siderurgiche. Lo stesso difensore dei Ragosta a tal proposito ha sottolineato che grazie all’immediato ingresso degli amministratori giudiziari le aziende continueranno a lavorare garantendo lo stipendio ai numerosi dipendenti.

 

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