Venerdì 24 Settembre 2021

Inchiesta Bros, l’accusa: pressioni sulla politica. Loro si difendono:”Non siamo criminali, vogliamo solo lavoro”.

Napoli, 17 marzo 2012 – Perquisizioni sono state effettuate nella giornata di ieri negli appartamenti di alcuni esponenti del movimenti dei disoccupati organizzati riuniti sotto la sigla Bros. Gli interventi disposti dalla Procura di Napoli ed eseguiti dagli uomini della Digos partenopea rientrano nell’inchiesta su presunte pressioni politiche esercitate dai manifestanti in numerosi episodi. Per la magistratura i reati contestati vanno dall’associazione per delinquere alla violenza e alla minaccia. Al centro delle indagini il caso di incendi ad autobus avvenuti due anni fa, l’aggressione all’auto del sindaco di Napoli Luigi de Magistris avvenuta lo scorso novembre e l’interruzione dei lavori sul lungomare Caracciolo per l’America’s Cup. Secondo i pubblici ministeri l’obiettivo delle azioni intimidatorie era quello di condizionare i vertici della politica locale direzionando le scelte in materia di servizio di raccolta dei rifiuti e organizzazione della differenziata, le azioni erano «tese a conseguire vantaggi personali (non solo economici) scrivono i magistrati, esercitando indebite pressioni sulla pubblica amministrazione e sui soggetti politici-istituzionali con competenze in materie politiche sociali e del lavoro». In particolare tra gli obiettivi dei disoccupati ci sarebbe il ripristino di scelte amministrative di tipo assistenzialistico», ovvero l’erogazione di sussidi secondo politiche «definitivamente superate dall’adozione del Nuovo Piano del Lavoro della Regione Campania dell’ottobre 2010». E proprio per paralizzare l’attuazione del Piano sarebbero state organizzate aggressioni nei confronti di amministratori, occupazioni di sedi di partito e di istituzioni. In tutto sono 22 gli episodi riportati nel decreto dei pm, dall’aprile 2010 al gennaio di quest’anno.

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