Domenica 25 Settembre 2022

Riceve due cartelle Equitalia in pochi mesi, si spara alla testa nella sua officina nautica

Napoli, 5 maggio 2012 – Nel suo biglietto non domanda il perdono ai suoi cari. Ma compone un aforisma più che eloquente: “La dignità – si legge – vale più della vita”. Parole vergate da un meccanico, da un uomo che la vita l’ha trascorsa con le mani ingrassate a curare la salute di piccole imbarcazioni. A 72 anni ha continuato a sollevare la serranda ogni giorno. Ha lottato sempre e lo ha fatto lavorando. E ora che, come riteneva, volevano togliergli la dignità, lui ha preferito provare a togliersi prima la vita. Sparandosi un colpo di pistola alla testa all’interno della sua officina nautica, “Pit Stop”, in via Fedro, alle spalle della stazione del metrò di Mergellina. All’origine, a quanto pare, due cartelle Equitalia non da poco, recapitate nel giro di alcuni mesi. Due avvisi di pagamento, da parte dell’agenzia di riscossione, di ventiseimila euro circa. Tutto in questa cifra il movente del gesto di Pietro Paganelli, originario di Pozzuoli, che ora lotta contro la morte al Loreto Mare. Un gesto maturato nel corso di mesi. Dallo scorso autunno, data dell’apertura della prima missiva in carta intestata Equitalia con in calce la cifra di 15mila euro da onorare. Era sconvolto, raccontano i parenti. Sconvolto ma lucido, al punto che l’ultimo semestre l’ha trascorso tra scartoffie e studi di commercialisti e notai. Il tutto per liberarsi di ogni bene nella sua disponibilità e intestare ogni cosa a moglie e figlio. Eppure andava avanti, lavorando incessantemente ogni giorno. Nella speranza, forse, di recuperare la dignità che rischiava di vedere smarrita. Fino a ieri, quando gli hanno recapitato la seconda cartella per un ammontare di undicimila euro. Il colpo di grazia. Ma lucido, Pietro lo è stato fino alla fine. Fino a stamattina. Ai familiari, a cui aveva nascosto la prima cartella, ha detto che sarebbe andato a pescare. Dimenticando però a casa cellulare e chiavi della barca. Pietro ha invece raggiunto il suo lavoro, quell’officina che per lui era come una prima casa. Ha aperto bottega, ha sistemato un po’ di cose. Prima di impugnare una pistola, regolarmente detenuta, e spararsi un colpo alla tempia. Ma solo dopo aver lasciato in eredità la sua dignità, quella che, come ha precisato nel biglietto, “vale più della vita”.

Giuseppe Porzio

 

 

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