Domenica 19 Maggio 2019

Suicida al Santuario, la pista dell’istigazione al suicidio: è caccia a cinque assegni

Napoli, 14 maggio 2012 – Cinque assegni per un totale di 4.100 euro, con numeri di matrice indicati nell’ultima lettera-testamento, una delle tre lasciate da Arcangelo Arpino, l’imprenditore suicida con una pistolettata alla tempia nel parcheggio del Santuario di Pompei. Le indagini ruotano attorno a quei cinque assegni che il costruttore, nel suo estremo messaggio, ha chiesto ai figli di bloccare perché pare fossero scoperti. Indagini per provare a tenere in piedi un’ipotesi di reato: l’istigazione al suicidio. Arpino sarebbe stato spinto a togliersi la vita da chi gli avrebbe prestato una somma con tassi di interesse molto elevati. Chi sono gli usurai dell’imprenditore di Vico Equense? Un elenco di nomi c’è. Professionisti, gente di malaffare, qualche politico, ma pure imprenditori come la vittima. Tutti personaggi piuttosto noti, e non solo nei rispettivi ambienti, in penisola sorrentina. Punto focale delle indagini, quei cinque assegni. C’è da capire a chi fossero intestati. Ovvio che difficilmente chi è in possesso dei cinque titoli, difficilmente si presenterà a uno sportello per cambiarli. C’è da immaginare che possano anche andare distrutti. Si batte la pista dell’usura, dunque. Una pista indicata dalla stessa moglie della vittima, che ha riferito di persone che avrebbero prestato denaro al marito e che, fino a pochi giorni prima del suicidio, gli avrebbero creato non pochi problemi. I carabinieri della compagnia di Pompei hanno passato al setaccio l’abitazione e l’ufficio di Arcangelo Arpino, acquisendo un bel po’ di materiale contabile. E nomi. Nomi di gente in affari con Arcangelo Arpino.

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