Sabato 22 Settembre 2018

“Città a ferro e fuoco per ottenere sussidi e privilegi”, inchiesta dei pm sulla guerra dei Bros: 25 arresti. Perquisita l’abitazione di Corrado Gabriele

bros_2Napoli, 13 febbraio 2014 – Se non c’è l’estorsione tra i reati contestati, ci manca davvero poco. Per chi indaga, a Napoli per anni ha operato un gruppo di disoccupati, pochi in numero ma carismatici nel muovere le folle, che hanno messo a ferro e fuoco la città al solo scopo di ottenere privilegi e sussidi nella loro battaglia per il lavoro che non c’è. L’effetto è quello che le cronache raccontano praticamente da sempre: una città spesso paralizzata, dalle piazze agli edifici pubblici ai siti culturali, finanche al Duomo di Napoli. E non pochi gli episodi di tensioni e scontri che hanno caratterizzato almeno tre amministrazioni comunali e altrettante regionali.

Tradotto in accuse mosse dai magistrati, si va dalla partecipazione all’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro l’incolumità pubblica, l’ordine pubblico e la pubblica amministrazione. Una sigla nel mirino: Bros, che sta per  Budget per il reinserimento di operatori sociali, quasi quattromila ex corsisti formati perché fossero reinseriti al lavoro, ma manco uno di costoro oggi ha un’occupazione certa. In 25 stamattina sono stati raggiunti da rispettivi provvedimenti cautelari emessi gip di Napoli su richiesta della Procura per i reati di cui si diceva.

Dieci hanno ottenuto il beneficio dei domiciliari, i restanti quindici hanno l’obbligo di non allontanarsi dal comune in cui dimorano. Tutti sono appartenenti al Movimento disoccupati Bros, protagonisti, per i magistrati, di decine tra manifestazioni, blitz  e occupazioni dal 2010 al 2014. A cui si aggiungano azioni estreme, come incendi di cassonetti, raid ai danni di bus pubblici, campagne intimidatorie verso esponenti politici, non ultimi i volantini con minacce di morte al governatore Caldoro.  Perquisita anche la casa del consigliere regionale Corrado Gabriele, che nell’indagine ci entra nelle vesti di assessore regionale al Lavoro all’epoca dei fatti contestati. Gli contestano di aver condizionato e paralizzato l’attuazione del piano del lavoro della Regione,  nel tentativo di garantire l’inserimento lavorativo nella pubblica amministrazione di soggetti legati alle sigle organizzate.

L’obiettivo dei 25 indagati sarebbe stato, infatti, proprio quello di ottenere trattamenti privilegiati – come spiega una nota della Procura – “nell’assegnazione e uso, talvolta clientelare, di risorse pubbliche per l’erogazione di contributi, la concessione di sussidi e l’avvio al lavoro. Nella sostanza, per la Procura esiste “una ristretta cerchia di aderenti a gruppi di cosiddetti disoccupati organizzati che ha dato vita ad una vera e propria struttura delinquenziale, articolata in cellule operative stabilmente coordinate fra loro, dedita all’uso ricattatorio della violenza di piazza ed all’intimidazione di pubblici ufficiali ed istituzionali”. Insomma, o mi dai il posto o ti paralizzo e metto a ferro e fuoco la città.

 

(giuseppe porzio)

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