Giovedì 6 Ottobre 2022

Patto mafia-Casalesi per il trasporto della frutta: 9 condanne

Santa Maria Capua Vetere, 24 marzo 2014 – La notizia è che c’è una sentenza che dice, a chiare lettere, che la camorra ha continuato a fare affari con la mafia. E si tratta di quella camorra che, per fisionomia e genetica, è più simile alla mafia della mafia stessa. E’ quella che porta i cognomi dei boss Casalesi, ma è anche della famiglia Mallardo. Il processo in questione è scaturito da un’indagine che ha fatto luce su un patto mafioso per monopolizzare i trasporti su gomma e i mercati ortofrutticoli del centro sud. Processo istruito al tribunale di Santa Maria Capua Vetere conclusosi, in primo grado, con   schiavone_sandokan9 condanne e 6 assoluzioni. Sul banco degli imputati, tra i nomi di prim’ordine, Gaetano Riina. Il fratello del più noto Salvatore, alias Totò, “capo dei capi” di Cosa Nostra, si è beccato una condanna a sei anni. Peggio è andata a Francesco Schiavone, cugino omonimo di Sandokan: 12 anni e 9 mesi la pena comminatagli. Due e mezzo in più del figlio Paolo, stangato con (10 anni e 3 mesi. Assolto Nicola Schiavone, figlio del padrino. Sentenza emessa dai giudici della seconda sezione (collegio B) del tribunale sammaritano. Tra gli altri condannati, la pena più alta a Salvatore Fasanella (13 anni) coinvolto in un traffico d’armi dalla Bosnia; 2 anni e mezzo per il collaboratore di giustizia Felice Graziano. 9 gli anni per Antonio Pagano, padre di Costantino Pagano, titolare de “La Paganese Trasporti”, società che, grazie all’accordo in questione, aveva acquisito il monopolio dei trasporti su gomma; 4 anni e mezzo per Antonio Panico, referente dei Mallardo nel business trasporti. 13 anni per Almerico e Gaetano Sacco, elementi di vertice dei Licciardi. Il pm Cesare Sirignano aveva chiesto, complessivamente, oltre 146 anni di carcere.

Per la prima volta è stato condannato Paolo Schiavone, figlio del cugino omonimo di Francesco Schiavone “Sandokan”, a cui i giudici hanno disposto, come ad Antonio Panico, la confisca dei beni sequestrati. Gli imputati saranno tenuti a risarcire le parti civili, come il Fai (Fondo Antiracket Italiano). Soddisfazione nelle parole del pm Cesare Sirignano, che torna alla notizia di testa, ovvero, un’altra sentenza che “conferma l’esistenza di un cartello tra il clan dei Casalesi e mafia corleonese”.

(giupor)

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