Venerdì 28 Gennaio 2022

Morto in mare a 13 anni, tragedia a “Mappatella Beach”. Dall’autopsia la verità sulla morte di Ivan

morto_lungomareNapoli, 30 luglio 2014 – Tredici anni ancora da compiere. E la voglia, chissà, di non restare indietro. Di fare come gli amici più grandi. Tuffarsi, nuotare libero. Anche se non sapeva farlo. Ivan, un ragazzo allegro, spensierato, ma prudente. Eppure è morto in mare. Il mare che amava tanto, pur non sapendo nuotare. Al tuffo non ha rinunciato. E’ morto nello specchio d’acqua sul tratto più bello, la coda del Lungomare Caracciolo, all’altezza della Rotonda Diaz. Ivan Iazzetta era in compagnia di due dei suoi tre fratelli, Luigi e Salvatore, e di altri amici. Si è voluto aggregare anche lui al gruppetto partito da Afragola, senza dir nulla ai genitori, per raggiungere il mare a costo zero: Mappatella Beach, com’è meglio noto da sempre questa lunga porzione di spiaggia. Un tuffo, poi un altro. Poi le nuotate. Un giro d’occhi e di Ivan non c’era più traccia. L’hanno cercato a lungo, il fratello e gli amici, l’hanno fatto chiamare utilizzando l’impianto di amplificazione di un palco montato in strada poco distante. Hanno provato anche nella villa comunale, nella speranza che si fosse allontanato proprio perché si era stufato di starsene a guardare, lui che non sapeva nuotare. Dalla spiaggia, qualcuno ha fermato una pattuglia. Sono scattate le ricerche. Dal commissariato San Ferdinando la segnalazione ha raggiunto la Guardia Costiera. L’ultima immagine che il fratello Marco ha di Ivan è un saluto tra le onde. Marco era sugli scogli, da dove si è tuffato con gli altri della comitiva. Ivan, per la sua paura del mare, aveva scelto la via della spiaggia. Le ricerche non sono durate a lungo. Il corpo di Ivan, senza più un alito di vita, era a poche decine di metri dalla riva, dove l’acqua è profonda non più di un metro. Vano ogni tentativo di rianimarlo. Ad ucciderlo potrebbe essere stata una congestione. Pare che poco prima di tuffarsi, il ragazzino avesse mangiato un panino. Lo stabilirà l’autopsia. Il resto è lo strazio di una madre e di un padre, accorsi sul posto inseguendo una speranza, vana, che quella storia raccontata loro al telefono non fosse vera. Il resto è il corpo senza vita di un ragazzino che, con amici e fratelli, ha sfidato un tratto di mare all’ombra di un cartello che invita a essere prudenti, perché servizi di vigilanza e soccorso da queste parti non sono previsti.

(giuseppe porzio)

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