Mercoledì 25 Maggio 2022

Vittoria di squadra, col marchio del campione. Napoli provinciale? Come tante grandi che vincono i campionati. Ora sotto con la missione di sempre

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Chi oggi dice che il Napoli visto all’Olimpico ha spirito e testa da provinciale, perchè difende per poi ripartire negli spazi a disposizione, dimentica quanto ci si auspicava solo qualche mese fa. Allora Benitez era l’esteta del calcio giocato all’attacco, sprezzante dei pericoli e poco attento alla fase difensiva. D’altronde siamo in Italia e dalle parti nostre con una mentalità del genere non si vince, se non si specula anche sull’avversario. Solito problema di misura, di equilibrio nelle valutazioni che cambiano in base ai risultati. Contro una Lazio che non ha giocato a nascondino, sebbene in palio ci fossero punti d’oro per il terzo posto e tante assenze da lamentare, il Napoli si è espresso da squadra. Cinica, concreta, soprattutto disposta al sacrificio. Il talento eccelso di Higuain ha messo d’accordo tutti, le parole a fine gara del Pipita valgono una certezza: le partite si vincono con il cuore e anche con i denti. Letta così la scelta di concedere all’avversario un massiccio possesso palla per poi neutralizzarne le trame negli ultimi trenta metri e armare l’altissimo potenziale offensivo azzurro non suona come un’offesa in questa serie A. Ci fosse riuscito più spesso il Napoli non si troverebbe oggi con nove punti in meno rispetto alla scorsa annata. C’è l’attenzione della linea difensiva da segnalare, la quantità di palloni recuperati in mezzo al campo e il muro umile ma concreto eretto da Gargano e David Lopez: i raddoppi sulle corsie laterali che hanno riportato alla mente quella voglia di fare che aveva caratterizzato le partite con Roma e Fiorentina. Il Napoli essenziale, che gioca per limitare gli errori e far valere i colpi dei suoi campioni non può essere sminuito. La missione è sempre la stessa, quella continuità ricercata a lungo dopo Bilbao e interrotta dalla sosta per le nazionali subito dopo i successi prestigiosi contro viola e giallorossi. Doha ha dato un contributo importante, la ricerca dell’equilibrio che ha i volti dei mediani gregari, del De Guzman scalatore di gerarchie, della competizione interna aumentata dagli arrivi di Strinic e Gabbiadini dovrà fare il resto.

Silver Mele

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