McTominay è il Napoli che attacca. E senza di lui si vede tutto quello che manca

di Silver Mele
Esiste un Napoli che costruisce e poi un Napoli che assalta. Il secondo ha il volto preciso di Scott McTominay

Ventisette gol in 82 partite raccontano soltanto una parte della storia. Il resto è nelle corse senza palla, negli inserimenti, nei palloni recuperati, nelle seconde palle aggredite, nelle incursioni che trasformano un centrocampista in un attaccante aggiunto. McTominay non occupa soltanto una zona del campo: sposta in avanti il Napoli.
E Max Allegri, finora, lo ha avuto per appena 146 minuti. Non è cercare o offrire alibi al tecnico. Che mai peraltro ne ha cercati.
Poi l’ablazione, lo stop, la prudenza necessaria. E il Napoli ha dovuto giocare senza uno dei suoi simboli offensivi proprio mentre perdeva anche Anguissa, l’altro centrocampista capace di trasformare fisicità e quantità in presenza dentro l’area avversaria.
È qui che ci si deve fermare.
Bisognerebbe chiedersi quanto del Napoli sia stato costruito sulla certezza di averlo.
L’anno dello scudetto, McTominay e Anguissa (19 gol in due) furono due straordinari moltiplicatori della produzione offensiva. Sostenevano Lukaku, attaccavano lo spazio, arrivavano dove gli avversari non li aspettavano. Erano centrocampisti con un’anima da incursori.
Oggi il Napoli paga dazio perché è un squadra che deve costruire tutto attraverso la manovra posizionale: le manca quella seconda ondata che arriva dalle retrovie e travolge le difese.
Che Napoli vuole essere questo Napoli?
Perché se vuole aggredire, recuperare, verticalizzare e riempire l’area con uomini diversi, McTominay non è un dettaglio del sistema.
È una parte del sistema.
E quando manca lui, insieme ad Anguissa, si vede quanto sia difficile sostituire due uomini capaci di portare il Napoli dentro la partita con il corpo, con la corsa e con il gol.
Adesso Scott deve tornare quando sarà davvero pronto.
E senza di lui probabilmente la svolta è provare a portare il maggior numero possibile di uomini a ridosso dell’area avversaria. Questione di idee e identità, più chiaramente di baricentro.