Sorrento, dove il ciclismo diventa una questione di cuore: sulle strade di Castellano rivive una passione senza tempo

di Silver Mele

Dall’impresa di José Manuel Fuente sul Monte Faito alla terza Cronoscalata del Nastro Verde, la Penisola Sorrentina continua a raccontare una storia d’amore con la bicicletta. Nel ricordo di Carmine Castellano, Stefano Pecchia, Francesco e Raffaele Cioffi custodiscono un’eredità fatta di competenza, amicizia e sacrificio. Giuseppe Bianco firma il miglior tempo, Lidia Principe conquista tutti con la sua storia di mamma e atleta. Ma la vittoria più bella è quella di una comunità che, nonostante le difficoltà, non rinuncia al proprio sport.

La bicicletta e il mare, un amore che viene da lontano

A Sorrento il ciclismo non ha bisogno di presentazioni. Basta imboccare una delle strade che salgono verso le colline, lasciare alle spalle il profilo del mare e affrontare quei tornanti che sembrano disegnati per mettere alla prova gambe, polmoni e carattere, per capire perché questa terra abbia sviluppato con la bicicletta un rapporto tanto speciale. Da una parte il Golfo di Napoli, il Vesuvio e Capri; dall’altra il Golfo di Salerno, le scogliere, gli uliveti e i vigneti che accompagnano il viaggio verso l’interno. La Penisola Sorrentina è un teatro naturale nel quale il ciclismo trova una delle sue espressioni più autentiche: la bellezza del paesaggio invita a pedalare, la durezza delle salite costringe a guadagnarsi ogni metro.

È una terra che si presta al cicloturismo e all’allenamento, alle uscite degli appassionati della domenica come alle sfide di chi cerca il cronometro, il confronto con gli avversari e quel margine da limare a ogni tentativo. Qui, però, la bicicletta ha anche una storia, fatta di uomini che hanno saputo trasformare la passione in organizzazione, costruendo manifestazioni capaci di richiamare atleti e società da territori diversi. Una storia nella quale il nome di Carmine Castellano occupa un posto d’onore.

L’avvocato di Sant’Agnello, diventato uno dei dirigenti più importanti del ciclismo italiano e storico direttore del Giro d’Italia, aveva conosciuto le strade della sua terra prima di portare la propria competenza ai vertici della Corsa Rosa. Nel 1974 contribuì all’organizzazione della tappa Pompei-Sorrento, entrando in contatto con Vincenzo Torriani e avviando un percorso professionale che lo avrebbe condotto, negli anni successivi, a diventare una figura centrale dell’organizzazione ciclistica nazionale. Dal 1993 al 2003 fu direttore unico del Giro; tra le intuizioni rimaste nella memoria degli appassionati c’è anche la partenza della corsa dall’estero, ad Atene, nel 1996.

Castellano sapeva che una corsa non si organizza soltanto mettendo in fila chilometri, orari e classifiche. Occorrono conoscenza del territorio, attenzione agli atleti, capacità di prevedere gli imprevisti e rispetto per chi lavora dietro le quinte. Il ciclismo, in questa visione, era un mestiere da esercitare con rigore e un’arte da coltivare con passione. Un insegnamento che, a distanza di anni, continua a trovare interpreti nella sua terra.

Il giorno in cui Fuente fece tremare Merckx

La memoria corre inevitabilmente al 18 maggio 1974, quando il Giro d’Italia attraversò la Penisola in una tappa destinata a restare nella storia locale. La frazione, partita da Pompei e conclusa a Sorrento, si sviluppò lungo un percorso di 137 chilometri, passando per la Costiera Amalfitana prima di affrontare la salita del Monte Faito, con i suoi 1.082 metri di quota.

Su quelle pendenze José Manuel Fuente trovò il terreno ideale per esprimere la sua natura di scalatore. Lo spagnolo attaccò, fece selezione e riuscì a staccare gli avversari, imponendosi in solitaria al traguardo di Sorrento e conquistando la maglia rosa. Persino Eddy Merckx, il Cannibale abituato a dominare le corse e a imporre la propria legge, visse una giornata difficile, pagando un ritardo importante nel tratto conclusivo.

La vittoria di Fuente rimase legata a una frase che restituisce bene la portata dell’impresa: aveva «mangiato il Cannibale». Per gli appassionati della Penisola fu molto più di un episodio sportivo. Quelle strade entrarono nella geografia del grande ciclismo, dimostrando che la bellezza di un territorio poteva accompagnarsi a una difficoltà tecnica capace di esaltare i campioni.

È anche da questa eredità che bisogna ripartire per comprendere il significato della terza Cronoscalata del Nastro Verde. Cambiano le generazioni, le biciclette, i materiali e le velocità, ma resta intatta la sostanza della sfida: misurarsi con una salita, trovare il proprio ritmo, resistere quando le gambe cominciano a chiedere il conto.

Nastro Verde, una salita da conquistare metro dopo metro

Cinque chilometri e settecento metri, una pendenza media del cinque per cento, una strada da affrontare con potenza e lucidità, senza sprecare energie prima del momento decisivo. La Cronoscalata del Nastro Verde ha offerto agli atleti una prova breve soltanto sulla carta, perché su un tracciato del genere ogni accelerazione va amministrata e ogni curva può modificare il rapporto tra fatica e velocità. Il finale, poi, richiede ancora forza per trasformare il lavoro accumulato in una volata capace di fare la differenza.

Il ritrovo al ristorante Verdemare, splendido punto di riferimento dell’accoglienza organizzativa, ha preceduto la partenza di una manifestazione che ha saputo coniugare competizione e convivialità. La cornice del golfo ha accompagnato i partecipanti lungo il percorso, mentre sul traguardo il cronometro ha stabilito le gerarchie di giornata.

A imporsi nella classifica assoluta è stato Giuseppe Bianco, ex dilettante e oggi atleta di riferimento della SG D’Elia Bike Store. Il suo tempo, 12 minuti e 34 secondi, racconta una prestazione di alto livello, condotta a una media di 27,22 chilometri orari. Bianco ha interpretato la salita con decisione, trovando il ritmo necessario per costruire il successo e difenderlo fino alla linea d’arrivo.

Alle sue spalle ha chiuso Raffaele Cinque, portacolori del Team Ciclismo Sorrentino, staccato di appena sei secondi. Una prova che conferma il valore di un atleta protagonista abituale sulle strade di casa, capace di contendere la vittoria anche a corridori più giovani. Terzo posto per Romolo Gentile, della Murolo-SL2, già campione italiano di specialità e considerato tra i favoriti della vigilia: il suo 12’41” gli ha consegnato il gradino più basso del podio, a sette secondi dal vincitore.

Il risultato di Bianco premia la qualità della prestazione individuale; quello di Cinque conferma la solidità di un riferimento del ciclismo sorrentino; il piazzamento di Gentile completa un podio di valore. Tre modi diversi di affrontare la stessa salita, con il cronometro a fare da giudice e il paesaggio a ricordare perché, da queste parti, una gara non sia mai soltanto una gara.

Lidia Principe, la vittoria che va oltre il cronometro

Se la classifica assoluta ha premiato la potenza di Giuseppe Bianco, la prova femminile ha regalato una delle immagini più belle della giornata. Lidia Principe, portacolori del Team Giunigor B.Bike, ha fermato il tempo a 16 minuti e 27 secondi, conquistando il successo al termine di una salita che richiede concentrazione e resistenza.

Poi è arrivato il momento del palco, e con esso un’immagine capace di raccontare lo sport meglio di tante parole: Lidia si è presentata con le sue quattro bambine. Una mamma, un’atleta, una donna che riesce a conciliare gli impegni familiari e quelli lavorativi senza rinunciare alla passione per la bicicletta. Non occorre trasformare la sua prova in una favola per riconoscerne il valore. Basta guardare a ciò che rappresenta: la possibilità di coltivare un’ambizione personale senza sottrarre spazio agli affetti, trovando nell’attività sportiva un’energia che accompagna anche la vita di tutti i giorni.

La sua presenza ha dato alla cronoscalata una dimensione ulteriore. Il ciclismo agonistico vive di tempi, classifiche e distacchi, ma la sua forza sta anche nella capacità di accogliere storie diverse, accomunate dal desiderio di mettersi alla prova. Sul Nastro Verde sono saliti in bicicletta atleti con esperienze e obiettivi differenti; ciascuno ha portato con sé la propria ragione per esserci. Quella di Lidia è arrivata fino al podio insieme alle sue bambine.

Tutti i vincitori, una comunità di ciclisti

La manifestazione ha premiato numerosi protagonisti, confermando la volontà degli organizzatori di dare spazio alle diverse categorie e di riconoscere il valore di ogni partecipante. Negli Elite Sport il successo è andato a Giuseppe Bianco, davanti ad Angelo Severino Balzano della Murolo-SL2 e ad Antonio De Martino del Team Bike Vesuvio.

Tra i Master 1 si è imposto Pasquale Sirica del Team Giunigor B.Bike. Nei Master 2 vittoria di Raffaele Cinque, seguito da Nicola Schettino e Isidoro Scala, entrambi del Ciclo Team No Stress. Romolo Gentile ha conquistato i Master 3 davanti a Giancarlo Maresca dei Cycling Explorers e Cosimo D’Ambrosio del Team D’Ambrosio Bike.

Le altre categorie hanno premiato Luigi Cinque del Team Ciclismo Sorrentino nei Master 4, Raffaele Cuomo del Lepori nei Master 5, Domenico Tambasco del Kiklos Team nei Master 6 e Angelo Bovi, anch’egli del Kiklos Team, nei Master 7. Nei Master 8 successo per Mattia D’Alessio del Team Ciclismo Sorrentino, mentre nei Master 9 ha vinto Cosimo Orlando del Team Padre Pio. Tra i debuttanti, riconoscimento a Gianvincenzo Cinque, ancora del Team Ciclismo Sorrentino.

Un elenco che restituisce la varietà del movimento e il senso di una manifestazione nella quale il risultato del migliore non esaurisce il significato della giornata. La premiazione è il momento in cui si riconoscono i vincitori, ma anche quello in cui si dà valore a chi ha scelto di esserci, affrontando la salita e condividendo una passione comune.

Il ricordo di Carmine Castellano, le lacrime di Stefano Pecchia

Nel dopogara, l’emozione ha preso il sopravvento. Stefano Pecchia ha faticato a trattenere le lacrime nel ricordare Carmine Castellano, scomparso nel marzo scorso. Per l’avvocato, il legame con il ciclismo non è mai stato soltanto quello di un dirigente o di un organizzatore: è stato un modo di intendere lo sport, di mettere le proprie competenze al servizio di una passione e di costruire occasioni capaci di unire persone e territori.

Pecchia, insieme a Francesco e Raffaele Cioffi, rappresenta oggi una parte importante di questa continuità. La cronoscalata non è nata dal nulla e non si regge sull’entusiasmo di una sola giornata. Dietro ci sono esperienza, lavoro, relazioni costruite nel tempo e la consapevolezza che organizzare ciclismo richieda un impegno spesso invisibile agli occhi di chi guarda soltanto la partenza e il traguardo.

Nel ricordo di Castellano, Pecchia ha raccontato anche un progetto che porta avanti da anni a Cuba, con la speranza di arrivare a un gemellaggio ciclistico capace di creare un ponte sportivo tra realtà diverse. È un’idea che merita di essere seguita nei suoi sviluppi: il ciclismo, quando incontra persone disposte a investire tempo e competenze, può diventare uno strumento di relazione e di scambio, oltre che una disciplina agonistica.

La commozione di Pecchia ha trovato una corrispondenza in quella dei fratelli Francesco e Raffaele Cioffi, per i quali la giornata aveva anche un significato familiare molto profondo. La terza edizione della Cronoscalata del Nastro Verde era dedicata alla memoria della loro amata mamma, Anna Aiello. Una dedica che ha accompagnato l’intera manifestazione senza togliere spazio alla gara, ma dando a ogni momento un peso diverso.

Francesco Cioffi: «Organizzare qui è diventato problematico, però non molliamo»

Nel suo intervento, Francesco Cioffi ha voluto innanzitutto ringraziare gli atleti che hanno raccolto l’invito dell’organizzazione, scegliendo di partecipare nonostante le difficoltà che accompagnano la realizzazione degli eventi ciclistici sul territorio.

«Voglio ringraziare tutti coloro che si sono fidati e sono venuti a correre», ha detto, ricordando con orgoglio le quattordici edizioni della Gran Fondo della Penisola Sorrentina, manifestazione che tra i ciclisti era diventata un riferimento del Circuito del Sole.

Poi il passaggio più significativo, perché racconta una realtà che non può essere ignorata dietro il successo di una giornata ben riuscita: «Organizzare qui è diventato problematico, però non molliamo». Cioffi ha riconosciuto il valore degli attestati di stima ricevuti, capaci di restituirgli energia dopo un periodo personale molto difficile, e ha ringraziato gli sponsor, il proprio team, la scorta tecnica e gli amici che hanno messo a disposizione tempo e disponibilità per aiutare l’organizzazione.

«Le difficoltà organizzative che abbiamo dovuto superare sono state enormi, ma il successo ci gratifica», ha aggiunto, tornando inevitabilmente con il pensiero alla madre scomparsa all’improvviso. E quando gli è stato chiesto se si possa immaginare un ritorno della Gran Fondo, la risposta ha lasciato aperta una possibilità: «Perché no? Alla fine, come per un ciclista che affronta la salita, le impennate del cuore e le scariche di adrenalina ci danno vita».

È una dichiarazione che va letta senza indulgere in facili entusiasmi. Le difficoltà esistono, pesano e non possono essere cancellate dalla buona riuscita di una cronoscalata. Ma proprio la disponibilità a riprovarci, a cercare le condizioni per riportare in strada una manifestazione che ha segnato la storia sportiva del territorio, dice molto sulla tenacia di chi continua a crederci.

Dietro la corsa, il lavoro di tanti

Una manifestazione ciclistica riesce quando il lavoro di chi la prepara si traduce in sicurezza, accoglienza e attenzione ai dettagli. È un principio che Castellano aveva fatto proprio e che gli organizzatori del Nastro Verde hanno cercato di rispettare anche in questa edizione.

Raffaele Cioffi ha ringraziato il sindaco di Sorrento, Corrado Fattorusso, e il vicesindaco Ivan Gargiulo per la sensibilità e l’impegno dimostrati, insieme al Commissariato di Polizia di Stato di Sorrento, all’Associazione Agroforestale di Piano di Sorrento, ai soci che hanno collaborato e ai Vigili del Fuoco di Sorrento.

Un ringraziamento particolare è stato rivolto agli sponsor, il cui sostegno resta decisivo per consentire agli eventi di esistere e di crescere: Acqua e Sapone e Sigma di Piano di Sorrento, la ciclofficina A Ruota Libera di Stani Pisani, Cicli D’Ambrosio, la pizzeria Da Cardone, D’Aniello Cycling Wear, Ingrosso Agrumi di Massimo Gargiulo, lo Studio Commerciale di Mario Gargiulo, Geall Infissi, Termosider, l’Hotel La Pergoletta e il ristorante Verdemare, che ha accolto i partecipanti con la cura e la disponibilità che accompagnano da sempre il senso di ospitalità della Penisola.

Sono nomi e realtà differenti, accomunati dalla scelta di sostenere un’iniziativa sportiva. Senza il contributo degli sponsor, il lavoro dei volontari, la presenza delle istituzioni e la collaborazione di chi garantisce la sicurezza, una cronoscalata non potrebbe trasformarsi in un appuntamento capace di coinvolgere atleti, famiglie e appassionati.

È questo il lato meno appariscente del ciclismo, quello che non finisce nelle classifiche ma determina la possibilità stessa di organizzare una corsa. Ed è anche il lato che merita di essere raccontato quando si parla del futuro delle manifestazioni in Penisola Sorrentina.

La salita più difficile è quella che aspetta il ciclismo sorrentino

La terza Cronoscalata del Nastro Verde ha lasciato in eredità un vincitore, un podio combattuto, le storie degli atleti e il ricordo di una giornata nella quale la passione ha trovato ancora una volta il modo di farsi evento. Ma ha lasciato anche una domanda che riguarda il domani.

La Penisola Sorrentina possiede tutto ciò che serve per essere un riferimento del ciclismo: strade panoramiche, salite selettive, una storia sportiva riconoscibile, uomini che conoscono il mestiere dell’organizzazione e una comunità capace di rispondere agli appuntamenti. Eppure, come ha ricordato Francesco Cioffi, organizzare manifestazioni è diventato problematico. È un ostacolo che non si supera soltanto con la buona volontà di chi ama questo sport. Servono condizioni praticabili, collaborazione, risorse e una visione che riconosca al ciclismo il valore sportivo, turistico e culturale che può offrire al territorio.

La memoria di Carmine Castellano non deve diventare una fotografia da conservare in una cornice. Il modo più autentico per onorarla è fare tesoro del suo insegnamento: lavorare bene, curare i dettagli, rispettare gli atleti e costruire eventi capaci di lasciare qualcosa anche dopo l’ultimo arrivo. Stefano Pecchia, Francesco e Raffaele Cioffi stanno provando a mantenere viva questa eredità, ciascuno con il proprio bagaglio di esperienze, sacrifici e motivazioni personali.

Il Nastro Verde, intanto, ha raccontato una salita affrontata da tutti in modo diverso. Giuseppe Bianco l’ha divorata in 12 minuti e 34 secondi; Raffaele Cinque gli è rimasto vicino fino al traguardo; Romolo Gentile ha completato il podio; Lidia Principe ha aggiunto alla sua vittoria l’immagine delle quattro figlie, simbolo di una passione che trova spazio anche tra gli impegni della vita.

Il ciclismo non appartiene soltanto ai campioni né a chi riesce a salire più velocemente. Appartiene anche a chi prepara una strada, a chi offre un aiuto, a chi mette a disposizione il proprio tempo, a chi torna a correre dopo una stagione difficile e a chi continua a organizzare nonostante gli ostacoli.

A Sorrento, dove il mare accompagna la salita e ogni curva restituisce una prospettiva diversa, la bicicletta resta una questione di cuore. Ma perché questo amore continui a produrre gare, incontri e nuove storie, alla passione dovranno affiancarsi le condizioni necessarie per farla vivere.

Perché una corsa può finire al traguardo. Una tradizione, invece, sopravvive soltanto se qualcuno trova la forza e la possibilità di portarla ancora in strada.