Un capolavoro perduto dell’arte greca torna a vivere a Pompei. È il Canone di Policleto, la celebre scultura che nel V secolo a.C. fissò i principi della bellezza ideale e dell’armonia delle proporzioni umane, ricostruita oggi grazie a un rigoroso lavoro scientifico
L’opera, inaugurata dal ministro della Cultura Alessandro Giuli e dal direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, è una ricostruzione in bronzo realizzata a partire dalle storiche matrici dell’ex Fonderia Chiurazzi e dalle copie romane giunte fino a noi. La statua è stata inoltre restituita con una policromia ispirata ai colori naturali che caratterizzavano le sculture dell’antichità, sfatando il mito del marmo completamente bianco.
Il Canone, oltre a essere una scultura, rappresentava anche il trattato teorico con cui Policleto codificò le proporzioni perfette del corpo umano. Secondo la sua concezione, ogni parte del corpo doveva rispettare precisi rapporti matematici, come la testa pari a un ottavo dell’intera figura, dando vita a un modello destinato a influenzare l’arte occidentale per oltre duemila anni.
Accanto alla rinascita del capolavoro resta però aperta un’altra vicenda. Castellammare di Stabia continua infatti a chiedere il ritorno del Doriforo di Stabia, la più importante copia romana del Canone, trafugata clandestinamente decenni fa ed esposta oggi al Minneapolis Institute of Art negli Stati Uniti. Sulla restituzione dell’opera è ancora in corso una complessa battaglia giudiziaria, seguita dalla Procura di Torre Annunziata.
L’inaugurazione del Canone ricostruito rappresenta così non solo un importante traguardo scientifico e culturale, ma anche un richiamo al valore della tutela del patrimonio archeologico e alla necessità di riportare in Italia le opere sottratte illegalmente.












