Acque contaminate nella Terra dei Fuochi: allarme della Federico II, la Regione chiede controlli urgenti

Uno studio dell’Università Federico II rileva concentrazioni oltre i limiti di solventi cancerogeni nelle falde sotterranee campane. La Regione sollecita verifiche integrate alle Asl: sotto osservazione usi agricoli, pozzi domestici e filiera alimentare

Un nuovo allarme ambientale torna a investire la Terra dei Fuochi.

Uno studio dell’Università degli Studi di Napoli Federico II ha rilevato concentrazioni oltre i limiti di sostanze cancerogene nelle acque sotterranee di diverse aree della Campania, spingendo la Regione a chiedere verifiche immediate e integrate alle Asl competenti.

Nel documento inviato lo scorso febbraio, l’ateneo parlava esplicitamente della necessità di “azioni immediate di sanità pubblica nelle aree interessate”, indicando una mappa molto ampia di territori coinvolti tra le province di Caserta, Napoli, Salerno e Avellino.

Tra i comuni citati figurano Villa Literno, Aversa, Casal di Principe, Casapesenna, Castel Volturno, Succivo, Acerra, Giugliano in Campania, Boscoreale, Striano, Scafati, Angri, Sarno e Montoro.

Le sostanze sotto osservazione

Al centro dell’indagine ci sono due solventi industriali: il tricloroetilene, classificato come cancerogeno, e il tetracloroetilene, considerato possibile cancerogeno.

La Regione, nella nota inviata alle aziende sanitarie locali, evidenzia la particolare delicatezza del contesto territoriale:

“La localizzazione degli sforamenti in un’area agricola e antropizzata impone verifiche specifiche sugli usi irrigui, sull’esposizione indiretta e sulle possibili interferenze con la filiera agroalimentare”.

Un passaggio che allarga il tema oltre il semplice dato ambientale, toccando direttamente salute pubblica, agricoltura e sicurezza alimentare.

Il rischio dei pozzi privati e degli allevamenti

A rilanciare l’allarme è anche Mariateresa Imparato, che sottolinea il rischio legato all’utilizzo diretto delle falde contaminate.

Secondo la presidente di Legambiente Campania, il problema riguarda soprattutto le utenze non collegate alla rete pubblica e l’impiego delle acque per usi agricoli e zootecnici.

“L’utilizzo delle acque sotterranee per usi domestici, irrigui e per l’abbeveraggio degli animali determina un ulteriore rischio di trasferimento dei contaminanti all’uomo”.

Il timore è che le sostanze possano entrare nella catena alimentare attraverso coltivazioni, allevamenti e approvvigionamenti autonomi, in territori già segnati da anni di emergenze ambientali e smaltimenti illeciti.