di Silver Mele
Il Como fa la storia, il Napoli si ferma ancora dal dischetto. Tra errori, rimpianti e una direzione arbitrale che pesa, la squadra di Conte esce dalla Coppa Italia e ora non può più sbagliare: domenica c’è la Roma.
Certe notti sembrano scritte prima ancora di essere giocate. Cambiano gli allenatori, cambiano i protagonisti, ma il finale resta lo stesso. Ancora una volta il Napoli esce ai rigori, ancora una volta con Lobotka dal dischetto a fare da simbolo di una squadra che lotta, ma non sfonda. Era successo nell’anno dello scudetto di Spalletti contro la Cremonese, succede di nuovo oggi contro un Como che non ruba nulla e che, anzi, si prende la scena con coraggio e lucidità.
Nei novanta minuti Napoli e Como si annullano, come già era accaduto al Maradona in campionato. È una partita che vive di equilibrio, di strappi improvvisi e di dettagli. Milinkovic-Savic questa volta non riesce a ripetersi dagli undici metri come aveva fatto con Morata, e al crepuscolo del primo tempo Baturina trova il varco giusto. Il Napoli reagisce, cresce nella ripresa, e con Vergara riaccende una partita che sembrava scivolare via: un gol pulito, preciso, figlio di qualità vera.
Ma è proprio lì che iniziano i rimpianti. Il Napoli gioca meglio, prende campo, dà la sensazione di poterla vincere. E invece resta col freno tirato, anche per una decisione arbitrale che pesa come un macigno: il mancato rosso di Manganiello per il fallo di Ramon su Hojlund, al limite dell’area, identico a quello già visto nel primo tempo. Episodi che non spiegano tutto, ma che cambiano il contesto, l’inerzia, la lettura di una gara così sottile.
Poi arrivano i rigori. E lì il Napoli si scioglie. Lukaku è irriconoscibile, simbolo di una serata storta che va oltre il singolo errore. Il Como, paradossalmente fragile dal dischetto in campionato, è invece freddo, chirurgico. Perrone è l’unico scalpo della serata per lo specialista Milinkovic-Savic e non può bastare: semifinale di Coppa Italia quarant’anni dopo l’unica, lontanissima apparizione.
Per il Napoli è l’ennesima porta che si chiude. Dopo l’eliminazione precoce in Champions, anche la Coppa Italia sfuma. Resta solo il campionato, che non è poco, ma ora diventa tutto. Antonio Conte lo sa: da qui in avanti non c’è più margine, non ci sono più alibi. La stagione si misura sul filo sottile della continuità e della tenuta mentale.
Domenica arriva la Roma. Un big match che non è solo una partita, ma una prova di identità. Perché il Napoli non può permettersi di restare prigioniero dei rimpianti e dei rigori sbagliati. Serve una risposta immediata, concreta, feroce. Per non trasformare un’annata complicata in una stagione di occasioni mancate.












