Dalle estorsioni alla “mesata” per i detenuti: il sistema del clan continuava a comandare anche dal carcere. Ricostruito anche il delitto di Rosario Coppola, ucciso per errore a febbraio
Il clan continuava a comandare dal carcere
Un’organizzazione ancora pienamente operativa, capace di controllare il territorio, imporre estorsioni e mantenere in piedi la cassa comune per i detenuti.
È questo il quadro emerso dall’operazione dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna che ha portato a 17 misure cautelari contro presunti appartenenti a un clan attivo ad Arzano e nei comuni limitrofi.
L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia ha ricostruito una rete criminale che, secondo gli investigatori, continuava a muoversi anche attraverso i vertici detenuti, in grado di impartire ordini all’esterno nonostante il carcere.
L’ombra dell’omicidio di Rosario Coppola
Tra gli episodi più drammatici ricostruiti dagli investigatori c’è l’omicidio di Rosario Coppola, ucciso il 4 febbraio scorso per un tragico errore di persona.
Un delitto che aveva sconosso profondamente il territorio e che ora rientra nel quadro investigativo delineato dagli inquirenti.
Secondo quanto emerso, l’omicidio sarebbe maturato nel contesto delle dinamiche criminali legate alla gestione del territorio e agli equilibri del clan.
Estorsioni e controllo del territorio
Le indagini hanno evidenziato un sistema basato soprattutto sulle richieste estorsive agli imprenditori e alle attività commerciali della zona.
Il controllo del territorio avrebbe garantito liquidità costante alla consorteria criminale, permettendo non soltanto di sostenere le attività illecite ma anche di mantenere economicamente gli affiliati detenuti attraverso la cosiddetta “mesata”.
Una struttura organizzata e radicata, secondo gli investigatori, capace di continuare a esercitare pressione sul territorio nonostante arresti e detenzioni.
I vertici del clan tra i destinatari delle misure
L’ordinanza emessa dal GIP di Napoli conferma parte del quadro accusatorio già emerso nel fermo eseguito lo scorso 21 aprile contro undici persone.
Adesso il numero degli indagati coinvolti sale a diciassette. Tra loro figurano anche presunti vertici della consorteria, ritenuti dagli investigatori ancora capaci di dirigere le attività criminali dal carcere.
Le accuse contestate, a vario titolo, comprendono associazione mafiosa, estorsione aggravata, omicidio volontario e detenzione illegale di armi da fuoco.
Un colpo pesante agli equilibri criminali di Arzano
L’operazione rappresenta uno dei colpi più significativi agli assetti criminali dell’area nord di Napoli negli ultimi mesi.
Gli investigatori ritengono di avere interrotto una rete che aveva ricostruito una forte capacità intimidatoria sul territorio, alimentata dalla gestione delle estorsioni e dalla presenza costante del clan nella vita quotidiana della zona.
E sullo sfondo resta il peso dell’omicidio di un innocente, diventato il simbolo più drammatico della violenza criminale che continua a colpire il territorio.












