Duecentoquarantamila tonnellate di sabbia contaminata da idrocarburi. È questo il peso — reale e simbolico — del prossimo passaggio chiave verso l’America’s Cup. Davanti alla colmata di Bagnoli, entro fine mese, inizieranno i dragaggi che dovranno portare il fondale a quota meno 6,3 metri. Solo così le grandi barche a vela potranno attraccare e navigare nel bacino calmo che nascerà con la nuova scogliera a T.
Ma sotto la superficie dell’evento sportivo più prestigioso della vela mondiale si muove una partita molto più complessa: ambientale, logistica e sociale.
Il volume stimato è imponente: 130 mila metri cubi di sedimenti, con uno spessore medio di 1,7 metri. Tradotto: circa 240 mila tonnellate di materiale da rimuovere e smaltire. Sabbia che porta ancora addosso le ferite industriali dell’ex Italsider.
Il commissariato di governo guidato dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi accelera. I tempi sono stretti, la vetrina internazionale incombe. Ma la scelta su come portare via quella montagna di sabbia resta delicata.
Sul tavolo due strade. La prima: camion verso discariche specializzate nel raggio di 230 chilometri. La seconda: trasporto via mare, opzione oggi preferita dai tecnici. Con un doppio passaggio — piccole imbarcazioni da Bagnoli verso navi mercantili di grande stazza dirette probabilmente in Belgio o Olanda — oppure con tir che trasferiscono il materiale fino ai porti disponibili per l’imbarco.
La via del mare eviterebbe centinaia di viaggi su gomma, traffico pesante e nuove tensioni in un quartiere che da anni convive con cantieri, promesse e proteste. Non è un dettaglio. Perché Bagnoli non è solo un fondale da scavare: è una comunità che chiede risposte.
E proprio sul fronte sociale oggi si gioca un altro tassello. In Prefettura sarà firmato il protocollo che prevede l’impiego di forza lavoro territorialmente svantaggiata nelle attività di bonifica e rigenerazione dell’area ex Italsider. A siglare l’intesa, oltre al Comune, ci saranno Invitalia e il raggruppamento guidato da Greenthesis.
Trenta persone saranno assunte subito. Oltre cento quando entreranno nel vivo le bonifiche del futuro parco urbano. Un meccanismo che richiama le “clausole sociali”: prima i lavoratori del territorio, con formazione finanziata da fondi europei, nazionali e regionali.
«La bonifica e la rigenerazione rappresentano una grande opportunità lavorativa e di sviluppo sociale», sottolinea Manfredi.
Ma la rete dei comitati “No Coppa America” rivendica: il percorso nasce da mobilitazioni avviate ben prima dell’evento velico. Non un regalo della Coppa, ma il frutto di una pressione dal basso.
Così Bagnoli si ritrova ancora una volta al centro di un equilibrio fragile. Da un lato la sfida internazionale, le barche, le immagini in mondovisione. Dall’altro i sedimenti contaminati, la memoria industriale, la richiesta di lavoro e riscatto.
La sabbia sarà rimossa. Resta da capire se, insieme ai fondali, si riuscirà finalmente a dragare anche decenni di attese.












