“Basta gogna mediatica”: 186 genitori di bimbi cardiopatici difendono Oppido

La lettera dopo il caso del trapianto al Ospedale Monaldi di Napoli: le famiglie chiedono rispetto e stop alle accuse pubbliche contro il cardiochirurgo Guido Oppido mentre proseguono le indagini sulla morte del piccolo paziente.

Un appello per fermare quella che definiscono una “gogna mediatica”.
Sono 186 i genitori di bambini cardiopatici che hanno deciso di esporsi pubblicamente per difendere il lavoro del cardiochirurgo Guido Oppido, finito al centro delle polemiche dopo il caso del trapianto di cuore che ha portato alla morte di un bambino di due anni al Ospedale Monaldi di Napoli.

In una lettera diffusa nelle ultime ore, le famiglie raccontano la loro esperienza diretta con il medico e con il reparto di cardiochirurgia pediatrica, chiedendo che il dibattito pubblico non si trasformi in una condanna anticipata.

«Noi conosciamo il suo lavoro, la sua dedizione e la sua umanità», spiegano i firmatari del documento, sottolineando come molti dei loro figli siano stati seguiti e curati proprio dall’équipe guidata dal cardiochirurgo.

Il caso è esploso dopo la morte del piccolo Domenico, deceduto in seguito a un trapianto di cuore. La vicenda è ora al centro di un’inchiesta della magistratura per chiarire eventuali responsabilità e per ricostruire tutte le fasi dell’intervento e del trasporto dell’organo.

Parallelamente sono emerse tensioni interne al reparto: una lettera firmata da infermieri e tecnici avrebbe segnalato un clima difficile in sala operatoria, con accuse di comunicazione carente e comportamenti aggressivi.

Ma i genitori dei bambini seguiti nel reparto hanno voluto raccontare un’altra versione dei fatti. Nella loro presa di posizione parlano di professionalità e attenzione dimostrate negli anni dal medico e dalla sua squadra, ricordando il percorso spesso lungo e complesso che le famiglie dei piccoli pazienti affrontano accanto ai medici.

L’obiettivo della lettera non è interferire con le indagini, precisano i firmatari, ma chiedere che venga preservato il rispetto per chi lavora ogni giorno in un reparto delicatissimo come quello della cardiochirurgia pediatrica.

Un appello che si inserisce in una vicenda ancora aperta e destinata a far discutere, mentre la magistratura continua a lavorare per fare piena luce su quanto accaduto.