Dalla contabilità segreta alla rete di spaccio porta a porta: così i carabinieri hanno ricostruito l’organizzazione. Colpita una struttura radicata nell’area est della città.
Droga a domicilio, come una pizza. Consegne rapide, turni organizzati e pusher pagati a giornata. È il volto “moderno” dello spaccio smantellato a Napoli, dove i carabinieri hanno inferto un colpo al sistema del delivery della droga gestito dal Clan Contini.
Tredici le misure cautelari eseguite: sei in carcere e sette ai domiciliari, al termine di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Al centro dell’inchiesta, un’organizzazione strutturata e capillare, capace di portare marijuana e cocaina direttamente nelle case dei clienti, con un servizio attivo 24 ore su 24.
Il meccanismo era semplice quanto efficace
Gli ordini arrivavano tramite utenze dedicate, le consegne partivano immediatamente. I pusher, in sella agli scooter, si muovevano senza sosta tra i quartieri di San Carlo all’Arena, Vasto, Arenaccia, Poggioreale, Mercato e Rione Amicizia. Veri e propri turni di lavoro, con compensi fissi giornalieri: una logica aziendale applicata allo spaccio.
A far emergere la struttura del gruppo è stato un dettaglio tanto semplice quanto decisivo: appunti scritti a mano, trovati nell’abitazione di uno storico affiliato. Pagine fitte che raccontavano tutto — ruoli, attività, gerarchie — e che hanno permesso agli investigatori di ricostruire la piramide dello spaccio.
Al vertice i promotori, poi i procacciatori, infine i corrieri. Un’organizzazione in cui anche le donne avevano un ruolo preciso: custodire la droga e garantire la sicurezza dei depositi. Due le piazze di spaccio individuate, autonome ma riconducibili allo stesso sistema: una dedicata alla cocaina, l’altra alla marijuana.
Il quadro che emerge è quello di una criminalità che si adatta ai tempi, replicando modelli della vita quotidiana e piegandoli al mercato illegale. Il “delivery”, simbolo della comodità contemporanea, diventa così uno strumento per rendere lo spaccio più discreto, veloce e capillare.
Un’evoluzione che preoccupa gli investigatori, perché abbassa ulteriormente la soglia di accesso alle sostanze stupefacenti e rende più difficile intercettare le dinamiche del traffico.
Ma l’operazione dimostra anche un altro aspetto: dietro l’apparente semplicità del sistema, resta una struttura organizzata, gerarchica, vulnerabile quando si riesce a colpirne i meccanismi interni. Anche quando viaggia su due ruote.












