L’estate non sembra intenzionata a lasciare Napoli e la Campania.
Da venerdì l’anticiclone africano riporterà le temperature fino a 37-38 gradi, con valori anche di otto gradi superiori alle medie stagionali. Una nuova ondata di calore che dovrebbe durare almeno fino a mercoledì 9 e che rischia di mettere nuovamente sotto pressione il sistema sanitario.
Gli effetti delle temperature estreme
Nell’ultima settimana di agosto il pronto soccorso del Cardarelli ha registrato oltre 1.500 accessi, il 10% in più rispetto alla media del 2025, con un picco di 256 pazienti in un solo giorno. A ricorrere alle cure sono stati soprattutto anziani, persone fragili e malati cronici, colpiti da disidratazione, insufficienze renali o dall’aggravarsi di patologie preesistenti. Con il ritorno dell’afa si teme dunque un nuovo aumento delle chiamate al 118, degli interventi per malori e dei possibili ricoveri. Per tutelare chi lavora all’aperto, la Regione Campania ha prorogato fino al 15 settembre il divieto di svolgere attività agricole, edili e affini tra le 12.30 e le 16, nelle giornate indicate come ad alto rischio.
Scuole a rischio “forno”
Ed è proprio il 15 settembre che riapriranno le scuole campane. L’ipotesi di un rinvio è stata esclusa: l’anno scolastico deve garantire 200 giorni di lezione e uno slittamento sposterebbe semplicemente il problema alla fine di giugno. Il caldo, però, resta. In molti edifici, soprattutto quelli più vecchi di Napoli e dei centri storici, studenti, insegnanti e personale Ata rischiano di affrontare giornate difficili in aule prive di climatizzazione. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato uno stanziamento di 20 milioni di euro per apparecchi e dispositivi di raffrescamento. Il contributo è stato presentato il primo settembre. È un primo segnale, ma la cifra, distribuita tra migliaia di istituti italiani, appare soprattutto simbolica: potrà finanziare interventi limitati, non climatizzare tutte le scuole.
La vera emergenza, quindi, non è questa singola ondata. Il caldo estremo sta diventando una condizione strutturale, mentre ospedali, luoghi di lavoro e scuole continuano ad affrontarlo con soluzioni temporanee.












