di Oscar De Simone
Se prima i romani sceglievano la Campania per il turismo d’Otium, con ville sontuose su panorami mozzafiato, oggi lo scenario è ben diverso. La bellezza del mare e delle terre verdeggianti baciate dal sole resta immutato ma ora, dopo più di duemila anni, sono proprio le vestigia di quelle civiltà a trainare il turismo archeologico. Tutto questo è evidente dai tempi del grand tour nel XVIII secolo ma oggi, a fronte di siti come Ercolano, Pompei, Stabiae o Oplonti, se ne sono aggiunti tanti altri che arricchiscono una offerta che fa registrare numeri da capogiro. Ma iniziamo proprio dall’area vesuviana che rappresenta uno dei principali motori economici della regione. Il 35% dei turisti totali infatti, sceglie di vedere i siti cancellati dall’eruzione del 79 d.C., percorrendo le strade delle grandi città simbolo di quella catastrofe. Il parco archeologico di Pompei supera costantemente i 3,8 milioni di ingressi all’anno. È il secondo sito archeologico più visitato d’Italia (subito dopo il Colosseo) e anche in questa estate 2026 ha mantenuto il trend. Se i dati ufficiali non sono ancora stati forniti dal ministero, rispetto ai mesi di Luglio e Agosto, cosa diversa è per la sola giornata ad accesso libero di inizio giugno 2026. In questo casi si è registrato il tutto esaurito con ben 14.127 visitatori giunti da quattro diversi continenti (Asia, Americhe, Oceania e Medio Oriente). Stesso trend in aumento anche per aree come Paestum e Velia in cui, la scorsa estate, furono superate le 400.000 presenze. Turisti che fanno registrare anche un considerevole impatto economico sul territorio. Si calcola infatti, che il turista culturale e archeologico che pernotta in Campania spende mediamente 150 euro al giorno. Questi dati, sono stati registrati e diffusi dalla provincia di Salerno che calcola anche come questa spesa generi un ritorno economico diretto di circa 895 milioni di euro all’anno, solo per il comparto degli alloggi e delle strutture ricettive. Poi, come detto, c’è anche di più. Siti che prima non erano presi in considerazione ma che ora invece costituiscono una tappa da non perdere. Tra questi, seppure con qualche calo negli ultimi tempi a causa del bradisismo, c’è l’area del parco archeologico dei campi flegrei che include Cuma, Pozzuoli e Baia. In questo caso parliamo di un bacino compreso tra i 300.000 e i 400.000 visitatori annui. Prima della scossa dello scorso 31 Luglio, si era registrato un +30% di arrivi. Trend che però, almeno per ora, sembra essersi invertito e che viene denunciato anche dagli albergatori del territorio. In tempi normali, questo turismo, porta in zona almeno 35 – 40 milioni di euro ma attualmente, come detto, le cose sono diverse. Detto questo comunque, in attesa dei dati ufficiali del Mic, la Campania resta una delle mete turistiche archeologiche più importanti del paese seconda solo al Lazio. Una regione, la cui vocazione turistica sembra rimanere immutata nel tempo












