Campania da record: 125 comuni sciolti per camorra

La Campania – le province di Napoli e Caserta – hanno registrato 125 scioglimenti per infiltrazioni mafiose. Magra consolazione, siamo secondi alla Calabria. “Il male in Comune” fotografa i drammatici dati che testimoniano il radicamento della criminalità, dove i clan hanno fatto delle amministrazioni locali un terreno di conquista per controllare appalti, servizi pubblici e l’intero ciclo economico di un territorio.

Negli ultimi due anni 8 comuni sono finiti sotto commissariamento: Caivano, Melito di Napoli, Poggiomarino e Marano di Napoli in provincia di Napoli; Caserta e Calvi Risorta nel casertano; Monteforte Irpino e Quindici nell’avellinese. 8 su 19 totali, a livello nazionale.

Ma il caso più drammatico resta quello di Marano, sciolto a settembre dell’anno scorso – per la quinta volta: un record nazionale che nessun altro comune italiano possiede. Cinque scioglimenti in 34 anni rappresentano un fallimento sistemico, la prova di un territorio incapace di liberarsi dalla morsa della camorra. Come scrive il dossier di Avviso Pubblico, quando un ente locale viene sciolto più volte “il solo scioglimento non basta a spezzare le radici del condizionamento criminale.

Il territorio resta vulnerabile, la commissione straordinaria non sempre riesce a bonificare strutture e prassi che hanno permesso l’infiltrazione”. Anche altri comuni campani presentano scioglimenti plurimi. Per Poggiomarino e Quindici al terzo scioglimento. Per Melito di Napoli e Caivano al secondo. Il dato dei 125 scioglimenti distribuiti su 34 anni evidenziano il coinvolgimento sistematico dei clan anche nelle campagne elettorali- per garantirne il successo. In Campania, oltre ai comuni, sono state commissariate due aziende sanitarie provinciali: che esprime la volontà di controllare anche la sanità pubblica. Tant’è che nel 2005 fu sciolta la “Napoli 4”, primo caso in Italia, che comprendeva 35 comuni del napoletano per un bacino di 600mila abitanti.