Campi Flegrei, come funziona il piano di evacuazione: cosa succede in caso di allarme

La forte scossa registrata ai Campi Flegrei ha riacceso l’attenzione sul Piano nazionale di emergenza predisposto dalla Protezione Civile per fronteggiare un’eventuale crisi vulcanica nell’area flegrea.

Si tratta del piano operativo che stabilisce come evacuare la popolazione qualora gli esperti rilevassero segnali di una possibile eruzione.

Zona rossa: evacuazione obbligatoria

La zona rossa comprende l’area maggiormente esposta ai flussi piroclastici, il fenomeno più pericoloso in caso di eruzione per le altissime temperature e la velocità con cui può propagarsi.

In quest’area vivono circa 500 mila persone e, in caso di dichiarazione dello stato di allarme, è prevista l’evacuazione totale della popolazione.

Zona gialla: attenzione alla caduta delle ceneri

Attorno alla zona rossa si estende la zona gialla, che interessa oltre 800 mila residenti.

Qui il rischio principale è rappresentato dalla possibile caduta di grandi quantità di cenere vulcanica. Per questo non è prevista un’evacuazione generalizzata, ma solo l’allontanamento delle persone che abitano in edifici vulnerabili o in aree dove gli accumuli di cenere potrebbero creare situazioni di pericolo.

Le aree di attesa e i punti di incontro

Il piano individua specifiche aree di attesa comunali, dove la popolazione deve recarsi dopo l’attivazione delle procedure di emergenza.

Da questi punti partono i mezzi organizzati dalla Protezione Civile che accompagnano i cittadini verso le aree di incontro situate all’esterno della zona rossa, da cui vengono poi avviati i trasferimenti verso le regioni di destinazione.

Le due fasi dell’emergenza

Il piano distingue due momenti operativi. La prima fase è il preallarme, durante il quale i cittadini possono decidere di lasciare autonomamente il territorio e, in alcuni casi, ottenere un contributo economico per una sistemazione temporanea presso parenti o amici.

La seconda fase è quella di allarme, quando l’evacuazione della zona rossa diventa obbligatoria. I residenti possono scegliere se utilizzare il trasporto organizzato dalla Protezione Civile oppure spostarsi con mezzi propri seguendo i percorsi stabiliti.

Evacuazione in 72 ore

L’intera operazione è progettata per concludersi nell’arco di 72 ore.

Le prime 12 ore sono dedicate all’attivazione della macchina organizzativa e alla gestione della viabilità. Seguono 48 ore per l’evacuazione progressiva della popolazione secondo i piani predisposti dai singoli Comuni. Le ultime 12 ore sono riservate agli eventuali ritardi, agli imprevisti e al completamento delle operazioni di soccorso.

Trasferimenti fuori dalla Campania

Per evitare il sovraccarico del territorio campano, il piano prevede un sistema di gemellaggi tra Regioni.

I cittadini che usufruiscono del trasporto assistito vengono accompagnati in altre regioni italiane attraverso autobus, treni e navi e accolti nelle strutture predisposte dalla Protezione Civile.

Chi decide invece di spostarsi autonomamente deve seguire esclusivamente gli itinerari previsti dal piano di emergenza.

I “cancelli” per regolare il traffico

Durante l’evacuazione vengono attivati i cosiddetti “cancelli”, ovvero punti di controllo lungo la rete stradale gestiti dalle forze dell’ordine.

Il loro compito è regolare il traffico, impedire gli ingorghi e garantire un deflusso ordinato e sicuro della popolazione verso le aree di destinazione.