Il campo largo debutta a Napoli con proteste. Certo, individuare la capitale del Sud per lanciare programma e idee per riprendersi il governo alle prossime politiche, è una scelta importante,ma pure coraggiosa. Visto il fermento o il subbuglio – scegliete voi – di una città, ormai abituata ad essere spesso in piazza per proteste e manifestazioni di vario genere.
Comizio dei leader nell’ampio spazio del Gesù, ma Il colpo d’occhio non c’è. Per essere l’esordio dei segretari nazionali del centrosinistra – Pd, M5s, Verdi e Sinistra – verso le elezioni, piazza del Gesù non si presenta pienissima. Ma il peggio arriva pochi minuti dopo l’inizio. Gaetano Manfredi è il primo a salire sul palco per i saluti, quando dalle prima file spuntano le bandiere di Potere al popolo (Pap). Parte una sirena a infastidire il sindaco. Che fa fatica. E poi le urla: “Vergogna, buffoni”. È la contestazione al campo largo. Prende piede. È il turno di Roberto Fico che si sgola: «Le nostre piazze sono aperte anche alla contestazione. La nostra alleanza progressista parte da Napoli, per prendere il governo del paese. Siamo più forti di tutti se restiamo uniti».
Fin qui Fico. Ma intanto nella folla davanti al palco scatta il parapiglia tra gli attivisti di Pap e quelli di Pd e 5 Stelle. Volano bandiere, interviene la polizia. Il comizio si ferma. Elly Schlein, la segretaria Pd, resta sul retro e osserva la scena. Sul palco sale Giuseppe Conte, leader dei 5 stelle, che si rivolge ai contestatori: «Venite a parlare con noi, ma lasciate stare i nostri attivisti. Avete tolto la bandiera ai 5 stelle». “Fuori l’Italia dalla Nato”, gridano quelli di Pap. E poi acqua pubblica.
Lo stop alla manifestazione per le protesta dura una ventina minuti, poi quelli di Pap vengono allontanati. Si riprende e il primo a parlare è Angelo Bonelli dei Verdi.
Ma è Schlein nel suo intervento a richiamare le ragioni della partenza da Napoli della campagna verso le Politiche: «Combattere la precarietà che colpisce giovani donne e sopratutto il Sud di questo Paese. Dobbiamo continuare a batterci contro quella pessima Autonomia differenziata che Meloni sta barattando con la sua legge elettorale, aggirando la Corte costituzionale». Nicola Fratoianni della Sinistra è netto: «Per cambiare l’Italia bisogna cambiare il mezzogiorno, restituirgli speranza. Per combattere le disuguaglianze e restituire dignità alle giovani generazioni, bisogna ripartire dal Sud».
C’è poi Conte che sparge sale sulla ferita del reddito di cittadinanza, cancellato dal governo Meloni nonostante il record di beneficiari a Napoli e provincia.
Infine il claim che vede insieme i leader nazionali . Eccolo:” “Niente sconti alla destra. Mai più divisi, è una promessa”
È tutto: la prima piazza del campo largo è tutta qui.
CRISTIANA BARONE











