di Silver Mele
La Procura di Milano esclude un sistema di combine nelle designazioni arbitrali e chiede l’archiviazione per l’ex designatore e per il club nerazzurro. Resta però aperto il fronte sportivo: fascicolo trasmesso a Coni e Figc, mentre l’indagine sulle “bussate” al Var passa a Monza
La Procura smonta l’ipotesi di combine
Dopo quasi due anni di indagini, la Procura di Milano ritiene che non vi siano elementi per sostenere l’accusa di frode sportiva nei confronti dell’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi e dell’Inter.
I pubblici ministeri hanno infatti chiesto l’archiviazione del procedimento, ritenendo che le presunte interferenze nelle designazioni arbitrali non abbiano mai assunto i contorni di un sistema fraudolento capace di alterare la regolarità delle singole partite.
È il punto che cambia completamente la prospettiva dell’inchiesta: secondo i magistrati, gli episodi esaminati possono avere una loro consistenza storica, ma non dimostrano l’esistenza di un meccanismo organizzato per condizionare gli arbitraggi.
Anche l’Inter era indagata: il retroscena emerge soltanto ora
L’altro elemento destinato a far discutere riguarda il club nerazzurro.
Soltanto adesso è emerso che anche l’Inter era stata iscritta nel registro degli indagati ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001, che disciplina la responsabilità amministrativa delle società.
L’ipotesi della Procura era che Rocchi avesse pilotato alcune designazioni arbitrali in concorso con esponenti del club, mai identificati nel corso delle indagini.
Anche questa contestazione, però, è stata ritenuta priva di riscontri sufficienti e per questo i magistrati hanno chiesto l’archiviazione.
Le partite finite sotto la lente degli investigatori
L’indagine aveva preso in esame alcune delle gare più delicate delle ultime due stagioni.
Nel fascicolo figuravano:
- Bologna-Inter (Serie A 2024-25)
- Inter-Milan (Coppa Italia 2024-25)
- Bologna-Inter (altra designazione della stessa stagione)
- Torino-Inter (Serie A 2025-26)
Secondo l’ipotesi iniziale, le designazioni sarebbero state influenzate dal gradimento espresso dal club nei confronti di determinati arbitri.
Una ricostruzione che, alla luce degli accertamenti svolti, non ha trovato conferme tali da sostenere un’accusa penale.
L’inchiesta non è finita: ora decide anche la giustizia sportiva
L’archiviazione sul piano penale non chiude però definitivamente la vicenda.
La Procura di Milano ha infatti trasmesso gli atti alla Procura Generale del Coni e alla Procura Federale della Figc, che potranno valutare se le condotte emerse abbiano comunque rilievo sotto il profilo dell’ordinamento sportivo.
Il diritto sportivo, infatti, segue regole e parametri differenti rispetto a quello penale e può arrivare a conclusioni diverse pur in assenza di reati.
Il capitolo Var cambia Procura
Resta inoltre aperto un altro filone dell’inchiesta, quello relativo alle cosiddette “bussate” nella sala Var di Lissone.
Per competenza territoriale, questo segmento dell’indagine è stato trasmesso alla Procura di Monza, che proseguirà gli approfondimenti.
Sul fronte delle presunte combine nelle designazioni arbitrali, invece, la Procura di Milano ha ormai tracciato la propria conclusione: non è emerso alcun sistema organizzato finalizzato ad alterare le partite, motivo per cui è stata richiesta l’archiviazione sia per Rocchi sia per l’Inter.












