A Milano cresce l’incertezza sull’inchiesta che coinvolge il mondo arbitrale: nessuna società coinvolta, ma restano interrogativi su accuse e procedure
Clima teso a Milano attorno all’inchiesta che coinvolge l’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi e alcuni esponenti del sistema VAR. La Procura ha chiarito un punto centrale: non risultano indagati tesserati di club e nessuna società è coinvolta nella vicenda.
Un elemento che ridimensiona il perimetro dell’indagine, ma non le polemiche. Restano infatti numerosi interrogativi sulle modalità e sui contenuti dell’inchiesta, che si concentra su un numero limitato di partite e su figure esclusivamente appartenenti alla categoria arbitrale.
Tra gli indagati figurano, oltre a Rocchi, anche Mauro Gervasoni, il VAR Luigi Nasca, l’AVAR Alessandro Di Vuolo e il VAR Daniele Paterna. Alcuni di loro si sono autosospesi, mentre le posizioni restano da chiarire.
Al centro della discussione ci sono presunte irregolarità nella gestione arbitrale, ma senza che sia ancora definito con precisione il quadro delle responsabilità. In particolare, si discute sulla mancanza di arbitri “destinatari” nelle ipotesi di frode sportiva e sul ruolo effettivo dei soggetti coinvolti.
Dubbi che alimentano la linea difensiva, con i legali che parlano apertamente di un’indagine “anomala”, anche alla luce di una gestione considerata poco lineare sul piano procedurale.
Intanto, sul fronte giudiziario, si attende la decisione sulla proroga delle indagini, mentre si avvicinano le convocazioni davanti al pubblico ministero. Rocchi starebbe valutando di non rispondere, mentre Gervasoni potrebbe presentarsi per chiarire la propria posizione.
Un’inchiesta ancora apertissima, dunque, che procede tra tensioni interne e molte domande senza risposta, mentre il mondo del calcio resta in attesa di sviluppi più definiti.












