Caso Roggero, Mattarella ferma Nordio: scontro sulla grazia e sui poteri del Quirinale

Il faccia a faccia viene descritto come “assolutamente sereno”. Ma la convocazione improvvisa di Carlo Nordio al Quirinale racconta altro: l’annuncio del ministro della Giustizia sul caso di Mario Roggero ha irritato e sorpreso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al punto da rendere necessario un chiarimento immediato.

Mercoledì la Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi per il gioielliere di Grinzane Cavour che, dopo la rapina al suo negozio nell’aprile 2021, inseguì i banditi e sparò in strada, uccidendone due e ferendone un terzo.

La mattina successiva Nordio ha annunciato di aver avviato “l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia”. Una mossa arrivata quando le motivazioni della sentenza definitiva non sono state ancora depositate e mentre l’esecuzione della pena non risulta neppure iniziata.

L’annuncio che sorprende il Colle

Secondo fonti parlamentari, la notizia partita da via Arenula intorno alle 14.20 avrebbe colto completamente di sorpresa il capo dello Stato.

Nelle ore successive, mentre esponenti della maggioranza chiedevano apertamente la grazia per Roggero, dal Quirinale è arrivato un altolà pubblico. Una nota breve, ma dai toni insolitamente netti, per comunicare che Mattarella aveva ricevuto Nordio “per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia”.

La grazia spetta al presidente

La concessione della grazia è una prerogativa esclusiva del capo dello Stato, come stabilito dalla Costituzione e ribadito dalla Corte costituzionale con la sentenza numero 200 del 2006.

Il provvedimento può essere adottato anche in assenza di una domanda del condannato, ma l’impulso non può partire autonomamente dal ministro. A Nordio spetta l’attività istruttoria e la trasmissione degli atti, non la decisione né l’iniziativa politica sulla concessione del beneficio.

Nel corso del colloquio Mattarella avrebbe richiamato anche il principio, caro a Luigi Einaudi, secondo cui il capo dello Stato ha il dovere di impedire che si creino precedenti capaci di indebolire le attribuzioni assegnategli dalla Carta.

Più che una discussione sul destino di Roggero, dunque, il confronto ha riguardato il rispetto dei ruoli istituzionali.

Un avvertimento anche al governo

La nota del Quirinale è stata letta anche come un segnale rivolto all’esecutivo e alla maggioranza.

Il Colle ha voluto alzare un argine contro ogni possibile forzatura, in una fase politica segnata dal confronto sulle riforme costituzionali e sul premierato. Il timore è che un precedente possa trasformarsi in un ridimensionamento, anche solo nella prassi, dei poteri del presidente della Repubblica.

Da qui la scelta di intervenire pubblicamente e di farlo nel giro di poche ore, senza lasciare che l’annuncio del ministro si consolidasse nel dibattito politico.

Nessun giudizio sul merito

Dal Quirinale viene precisato che il richiamo a Nordio non anticipa alcuna valutazione sull’eventuale grazia.

Per Mattarella ogni discussione è prematura. La Cassazione non ha ancora depositato le motivazioni della sentenza e il presidente non intende farsi condizionare dalla pressione politica o dall’ondata di sostegno sui social nei confronti del gioielliere.