La premier interviene sul caso del commerciante condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori in fuga. Dubbi sul “grave turbamento”, critiche alla proporzione delle pene e conferma: “Sono stata io a chiedere a Nordio di avviare l’istruttoria per la grazia”
Il caso di Mario Roggero torna al centro del dibattito politico dopo l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha espresso forti perplessità sulla condanna inflitta al gioielliere di Grinzane Cavour, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori dopo l’assalto alla sua attività nel 2021.
In un’intervista al Corriere della Sera, la premier ha posto una serie di interrogativi sullo stato psicologico dell’uomo nei momenti successivi alla rapina. “Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? Siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere?”, ha dichiarato, sottolineando come situazioni di forte pericolo possano alterare profondamente la percezione e la capacità di reagire.
Meloni ha richiamato anche il tema del cosiddetto “grave turbamento”, previsto dalla disciplina sulla legittima difesa, sostenendo che in vicende come quella di Roggero sia difficile stabilire con precisione il momento in cui una minaccia possa considerarsi realmente cessata. Secondo la presidente del Consiglio, chi subisce un’aggressione entra in una sorta di “modalità combattimento”, condizionata dall’adrenalina e dalla paura, elementi che a suo giudizio meritano maggiore considerazione.
La premier ha poi criticato quella che definisce una sproporzione nel sistema sanzionatorio italiano. “Non si possono dare meno di dieci anni per alcuni casi di stupro di gruppo o otto anni a dei pedofili e poi condannare di fatto a morire in carcere un uomo come Roggero”, ha affermato, parlando di un problema di equilibrio nelle pene.
Meloni ha inoltre confermato di aver sollecitato il ministro della Giustizia Carlo Nordio ad avviare la procedura per la concessione della grazia. “Sono stata io a dirgli di andare avanti”, ha spiegato, precisando però che la decisione finale resta una prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica.
Infine, la presidente del Consiglio ha ribadito il sostegno all’ipotesi di una norma che impedisca a chi commette un reato di ottenere un risarcimento civile per i danni subiti durante l’azione criminale, ritenendo che in casi come quello di Roggero le vittime finiscano per essere “condannate due volte”.












