di Toni Iavarone
Sara ha 18 anni, si tuffa e vince, anzi stravince nel nuoto: la mamma è nigeriana, il papà è ligure
Dariya Derkach è ucraina, ma vive a Pagani (Salerno): un salto nell’oro e uno sul podio dell’atletica.
Greg è un ragazzone emiliano di Carpi, colleziona medaglie dorate e pure d’argento e di bronzo. E poi c’è Clarissa che fluttua nell’aria e nel lungo. E poi ancora Edoardo, Luca, Lorenzo e Mohamed, la loro è corsa sincronizzata.
È questa l’Italia senza confini che ci piace, perché è fantastica nella sua mitezza. Sì, ammettiamo che è così, che nel Paese di oggi questi ragazzi atleti sono solo e soprattutto una delle poche luci nel buio di un’Italia dove in politica, società ed economia nulla è vero, di quello che dicono e praticano. Lì dove la bella Italia dello sport sorride felice della sua sapienza gioiosa. L’altra Italia lucra sull’ignoranza, sulla paura, sugli incerti, su quelli già a sufficienza spaventati dalla vita, sugli ignavi che tanto a me cosa mi cambia.
Ma santa pace, che non si può dire peggio. Santa pace, gentilmente, cortesemente cambiate.
Siate preparati, studiate e pronti al cambiamento; siate coscienti, non incoscienti, prima di balzare sulla giostra delle dichiarazioni usa e getta: il consiglio, quasi un testamento politico, è questo che viene da quella bella Italia che corre, nuota e vince. Testamento, forse, inascoltato , ma quanto mai opportuno.












