Cinquant’anni dopo Panatta, Roma si aggrappa a Sinner: e il doppio azzurro rincorre un’impresa ancora più lontana

Jannik sfida Ruud per riportare un italiano sul trono del Foro Italico mezzo secolo dopo l’ultima volta. Ma non c’è solo il numero uno del mondo: Bolelli e Vavassori possono interrompere un digiuno nel doppio che dura addirittura dal 1963

Il Foro aspetta il momento che manca da una vita

Roma non vive una vigilia così da anni. Anzi, da decenni. Perché quella contro Casper Ruud non è soltanto una finale per Jannik Sinner: è l’occasione di riportare il tennis italiano dove manca dal 1976, quando Adriano Panatta conquistò gli Internazionali d’Italia diventando immortale.

Da allora il Centrale ha visto passare campioni straordinari, ma nessun altro italiano è riuscito a chiudere il cerchio. Ci è andato vicino lo stesso Sinner un anno fa, fermato in finale da Alcaraz. Stavolta però l’atmosfera è diversa. Più pesante, più elettrica. Più storica.


Ruud parte sfavorito: i precedenti sorridono a Jannik

Sulla carta il favorito è chiaramente Sinner. I precedenti parlano senza equivoci: quattro sfide nel circuito Atp, quattro vittorie dell’azzurro. Ruud, contro Jannik, non è mai riuscito nemmeno a strappare un set.

Un dato impressionante, soprattutto considerando il valore del norvegese sulla terra rossa. Ruud resta uno dei giocatori più solidi del circuito sul mattone tritato, ma contro la velocità e l’intensità del numero uno del mondo finora non ha mai trovato risposte.

Eppure la finale nasconde un’insidia evidente: la condizione fisica.


La battaglia con Medvedev può lasciare il segno

Per arrivare all’ultimo atto, Sinner ha dovuto attraversare una semifinale durissima contro Medvedev. Una partita spezzata dalla pioggia, interrotta quando sembrava ormai in controllo, complicata da problemi fisici e da una tensione continua.

Mal di stomaco, fastidio alla coscia destra, nervi messi alla prova. Per la prima volta dopo mesi si è visto un Sinner vulnerabile. E forse è proprio questo ad aver impressionato ancora di più il Foro: anche nella serata peggiore, Jannik non è crollato.

“Non avevo mai vissuto una situazione simile”, ha ammesso dopo il match. Ma ne è uscito ancora vincitore, confermando quella sensazione che ormai accompagna ogni sua partita: anche quando soffre, resta il più forte.


Non solo singolare: il doppio azzurro può cancellare 63 anni di attesa

La domenica romana però non passerà soltanto dalla racchetta di Sinner. Perché il tennis italiano si giocherà la storia anche nel doppio maschile con Simone Bolelli e Andrea Vavassori.

Il dato è impressionante: una coppia tutta italiana non raggiungeva la finale degli Internazionali dal 1963, ai tempi di Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola. Sessantatré anni dopo, il tabù è finalmente caduto.

E c’è di più. L’ultimo trionfo italiano nel doppio a Roma risale addirittura al 1960. Anche in quel caso protagonisti Pietrangeli e Sirola.

Bolelli e Vavassori adesso possono completare l’opera e trasformare questa edizione degli Internazionali in una pagina irripetibile del tennis azzurro.


Roma sogna la domenica perfetta

Il Foro Italico si prepara così a una giornata che può cambiare tutto. Da una parte Sinner, chiamato a interrompere un’attesa lunga cinquant’anni e a confermare il suo dominio mondiale. Dall’altra Bolelli e Vavassori, a caccia di un’impresa che nel doppio manca addirittura da oltre sei decenni.

Due finali. Due occasioni enormi. Un solo filo conduttore: l’Italia.

E stavolta il sogno sembra molto meno lontano del solito.