di Alessandra Martino
La Circumvesuviana continua a essere il simbolo di un trasporto ferroviario in affanno. Una delle linee più estese d’Italia, con un tracciato particolarmente difficile, conquista ancora una volta la maglia nera: secondo il report Pendolaria di Legambiente, il 75,2% dei 266 treni in circolazione ha più di 15 anni, contro una media nazionale di 14,7. Gli investimenti regionali restano quasi nulli, appena lo 0,36% del bilancio destinato a servizio e materiale rotabile.
Va ricordato, però, che la Circumvesuviana viene da anni di crisi profonda. Vicina al fallimento, fu salvata da un concordato preventivo che ha limitato la capacità di finanziarsi autonomamente. La gestione commissariale terminò nel 2001 con la costituzione della società Circumvesuviana Srl sotto la Regione Campania, che nel 2012 confluirà nell’Ente Autonomo Volturno (EAV).
Oggi l’EAV è guidata da Umberto De Gregorio, che sta completando il mandato inaugurando nuove stazioni, tra cui quella di Castellammare di Stabia. Ma la poltrona che occupa è una sedia che scotta: con l’arrivo del nuovo presidente regionale il suo ruolo potrebbe essere rimesso in discussione, anche se De Gregorio ha un mandato fino al 2027 e non appare attaccato alla poltrona.
I numeri del report raccontano una storia drammatica: negli ultimi dieci anni la Circumvesuviana ha perso oltre 13 milioni di passeggeri, tra soppressioni, guasti, incendi e ritardi continui. I viaggiatori giornalieri sui treni regionali nel 2024 sono stati 255.535, ancora lontani dai livelli pre-pandemici e dai 422.000 del 2009. Tra le peggiori linee italiane figurano, oltre alle ex linee Circumvesuviane, anche la Salerno-Avellino-Benevento, simboli di opportunità mancate e infrastrutture dimenticate. La stazione di Avellino, ricostruita dopo il terremoto del 1980, è ormai una stazione fantasma: binari deserti, orologi fermi e monitor accesi senza treni in arrivo.












