Crans-Montana, l’inferno di Capodanno: giovani bruciati vivi e l’ombra delle responsabilità

di Alessandra Martino 

Crans-Montana continua a contare le ferite, fisiche e morali, lasciate dall’incendio divampato nella notte di Capodanno all’interno del locale Le Constellation, trasformato in pochi istanti in una trappola mortale per decine di giovani. Il bilancio resta drammatico: 40 morti e 121 feriti, cinque dei quali non ancora identificati. Una tragedia che ha travolto famiglie, comunità e Paesi interi.

La corsa contro il tempo: i trasferimenti in Italia

Nelle ultime ore è proseguita senza sosta la macchina dei soccorsi internazionali. Un’altra giovane italiana è stata trasferita dall’ospedale di Losanna al Niguarda di Milano, che in tre giorni ha già preso in carico otto pazienti. Lo ha confermato Giuseppe Lepri Gallerano, funzionario della Protezione civile italiana presente a Crans-Montana: “Stiamo assistendo i feriti e fornendo supporto psicologico alle famiglie, che attendono notizie con grande angoscia”.

Al termine degli ultimi trasferimenti, sei giovani resteranno ricoverati negli ospedali svizzeri, mentre altri tre non sono ancora trasportabili. Due di loro, in condizioni gravissime e ricoverati a Zurigo, non sono stati identificati con certezza: il volto è coperto dalle medicazioni e sono intubati. Saranno necessari i test del Dna.

Tra le storie che emergono dal buio della tragedia, c’è quella di Eleonora Palmieri, 29 anni, romagnola. Salvata dal fidanzato tra la folla in fuga, è oggi ricoverata al Niguarda. “L’hanno estubata, siamo riusciti a parlarle – racconta la madre Cristina Ferretti – è abbastanza serena, ma non ha ancora compreso cosa sia successo”. Il fidanzato ha raccontato momenti da incubo: “Sembrava un film dell’orrore. Ho perso Eleonora nella calca, poi l’ho ritrovata ustionata e l’ho portata di corsa in ospedale”.

Le condizioni dei feriti: “C’è fiducia”

Dal fronte medico arrivano segnali di cauta speranza. “Dal punto di vista clinico la situazione dei sette pazienti ricoverati al Niguarda è buona”, spiega Filippo Galbiati, direttore della Medicina d’urgenza dell’ospedale. “I parametri vitali sono stabili. Ora la sfida sarà curare le ustioni e prevenire le infezioni”. Un messaggio di fiducia condiviso anche dall’assessore lombardo al Welfare Guido Bertolaso, che ha ribadito la disponibilità del Niguarda ad accogliere altri pazienti, anche di nazionalità non italiana, se richiesto dalle autorità svizzere.

I dispersi e il lavoro di identificazione

Restano sei dispersi italiani, mentre la Polizia cantonale del Vallese, il team DVI e l’Istituto di medicina legale hanno identificato finora quattro giovani svizzeri, i cui corpi sono già stati restituiti alle famiglie.
Le autorità parlano di procedure complesse e dolorose, che in alcuni casi richiederanno tempo. “Le identificazioni proseguiranno tra oggi e domani”, ha spiegato l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, annunciando nuovi aggiornamenti ufficiali alle famiglie.

L’inchiesta: fuoco partito da bengala al chiuso

Intanto la tragedia entra nel vivo giudiziario. La Procura del Canton Vallese ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio doloso per negligenza nei confronti dei due gestori del locale.

Secondo la procuratrice generale Beatrice Pilloud, “tutto lascia pensare che il fuoco sia partito da bengala o candele scintillanti posizionate sulle bottiglie, troppo vicine al soffitto”.

I proprietari si difendono: “La struttura era stata ispezionata tre volte negli ultimi dieci anni, tutto era a norma”. Ma per il ministro degli Esteri Antonio Tajani “qualcosa evidentemente non ha funzionato”.

Il silenzio dello sport e il dolore collettivo

Il mondo dello sport italiano si è fermato. Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio ha invitato tutte le federazioni a osservare un minuto di silenzio nel fine settimana, in memoria delle giovani vittime, molte delle quali praticavano discipline sportive.

Nel centro congressi di Crans-Montana, trasformato in luogo di accoglienza, psicologi, volontari e autorità consolari accompagnano le famiglie in una delle attese più strazianti. “Colpisce la loro dignità – racconta Massimiliano Borzetti, coordinatore degli psicologi – sono loro a ringraziare noi, nonostante il dolore”.