Cuomo, il caso dell’assessorato torna a scuotere la Regione: il Viminale solleva l’incompatibilità, Palazzo Santa Lucia replica

Il Ministero dell’Interno contesta la nomina dell’ex sindaco di Portici ad assessore al Governo del territorio: al centro il termine di 20 giorni per l’efficacia delle dimissioni e i requisiti di compatibilità. La Regione: «Nessuna causa ostativa»

La nomina di Vincenzo Cuomo nella Giunta regionale guidata da Roberto Fico torna al centro dello scontro politico e istituzionale. E questa volta a riaprire una vicenda che sembrava essersi raffreddata è un parere del Ministero dell’Interno, firmato dalla sottosegretaria Wanda Ferro e trasmesso in risposta a un’interrogazione parlamentare del senatore di Fratelli d’Italia Sergio Rastrelli.

Il Viminale individua un possibile profilo di incompatibilità già al momento della nomina di Cuomo ad assessore regionale, avvenuta il 31 dicembre 2025, lo stesso giorno in cui l’allora sindaco di Portici aveva rassegnato le dimissioni dalla carica.

È proprio su quel passaggio che si concentra una parte rilevante del parere ministeriale.

Il nodo dei venti giorni

Secondo il Ministero dell’Interno, le dimissioni presentate da Cuomo il 31 dicembre non sarebbero state immediatamente efficaci. La normativa prevede infatti un periodo di venti giorni durante il quale il sindaco può eventualmente ritirarle; solo al termine le dimissioni diventano efficaci e irrevocabili.

Di conseguenza, secondo la ricostruzione del Viminale, nel momento in cui Fico firmò il decreto di nomina Cuomo non avrebbe ancora maturato la cessazione effettiva dalla carica di sindaco e non avrebbe quindi potuto assumere contestualmente l’incarico di assessore regionale.

Non sarebbe sufficiente, secondo questa interpretazione, la dichiarazione con la quale Cuomo aveva manifestato la volontà di non avvalersi del termine previsto dalla legge e di non ritirare le proprie dimissioni.

Ma c’è un secondo profilo che il Ministero considera rilevante.

L’altra incompatibilità

Lo Statuto della Regione Campania stabilisce che gli assessori possono essere scelti tra cittadini in possesso dei requisiti di compatibilità con la carica di consigliere regionale.

La normativa regionale, però, prevede l’incompatibilità tra la carica di consigliere e quella di sindaco, salvo il caso in cui il primo cittadino abbia cessato dalle funzioni entro i termini stabiliti dalla legge prima delle elezioni.

È su questa combinazione di norme che il Viminale solleva ulteriori dubbi sulla legittimità della nomina.

Una questione tutt’altro che formale, perché nel frattempo Cuomo ha partecipato all’attività della Giunta regionale e alle decisioni dell’esecutivo presieduto da Fico.

Rastrelli: «Ora va verificata la decadenza»

Il parere ministeriale ha immediatamente riacceso la battaglia politica.

Sergio Rastrelli sostiene che la Giunta abbia operato per mesi «in presenza e di concerto con un membro di giunta, nominato assessore in palese violazione di legge» e ha chiesto al presidente del Consiglio regionale, Manfredi, di attivare le procedure per la decadenza di Cuomo.

Il senatore di Fratelli d’Italia chiede inoltre che siano sottoposti a controllo di legalità e regolarità formale gli atti amministrativi adottati con il coinvolgimento dell’assessore e che vengano valutati anche i profili relativi all’autocertificazione presentata al momento dell’assunzione dell’incarico.

Sulla stessa linea Antonio Iannone, commissario regionale di Fratelli d’Italia, secondo il quale la vicenda rappresenterebbe anche «un fatto politico» e metterebbe in discussione la promessa di discontinuità con il passato sulla quale Fico ha costruito parte della propria proposta politica.

Manfredi: «Il Consiglio non ha verificato la posizione degli assessori»

Il presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi chiarisce invece i limiti della verifica effettuata dall’assemblea.

Al momento dell’insediamento e della convalida degli eletti, il Consiglio regionale ha verificato eleggibilità e compatibilità dei 51 consiglieri, compresi il presidente della Giunta e quello del Consiglio. La procedura, però, non ha riguardato gli assessori esterni, che non fanno parte del Consiglio.

Di conseguenza, spiega Manfredi, la Giunta per le elezioni non dispone della documentazione autocertificata dagli assessori e il Consiglio non è stato formalmente chiamato a verificare la posizione di Cuomo.

È un passaggio importante perché sposta la questione dal Consiglio regionale alla procedura interna con cui la Giunta ha verificato i requisiti dei propri assessori.

La Regione: «Nessuna causa di incompatibilità»

Palazzo Santa Lucia respinge infatti la ricostruzione del Viminale e difende la regolarità della nomina.

In una nota ufficiale la Regione ricorda che la Giunta, nella prima riunione del 26 gennaio 2026, aveva preso atto dell’assenza di cause di inconferibilità o incompatibilità sulla base dell’istruttoria svolta dagli uffici competenti.

Quanto a Cuomo, la Regione sostiene che fosse già intervenuto il decorso dei venti giorni dalla presentazione delle dimissioni da sindaco di Portici e che, sulla base di questa verifica, non fossero emerse condizioni ostative alla nomina.

Palazzo Santa Lucia richiama inoltre un precedente passaggio giudiziario: nei mesi scorsi il Tar Campania aveva respinto l’istanza cautelare con la quale era stata chiesta la sospensione della nomina.

La partita, però, non è finita

Ed è proprio qui che la vicenda entra nella sua fase più delicata.

Il Tar Campania non ha ancora definito nel merito la questione. Il ricorso sulla nomina di Cuomo è infatti ancora pendente e sarà la decisione sul merito a poter chiarire definitivamente la controversia.

Da una parte c’è dunque il parere del Viminale, che solleva dubbi sulla compatibilità di Cuomo al momento della nomina. Dall’altra c’è la Regione, che rivendica di avere effettuato le verifiche previste e considera insussistenti le cause ostative.

In mezzo c’è una questione che non riguarda soltanto il destino politico di un assessore, ma la certezza delle regole attraverso le quali una Giunta regionale può essere formata e può esercitare le proprie funzioni.

Per ora, quindi, nessuna conclusione definitiva. Il caso Cuomo resta aperto. E la prossima parola, più che alla politica, potrebbe spettare ai giudici amministrativi.