Cuore congelato al Monaldi, sospesi i due cardiochirurghi: «Falso sui tempi dell’intervento»

Un anno di interdizione dalla professione medica per il cardiochirurgo Guido Oppido, sette mesi per la sua vice Emma Bergonzoni. È la decisione del gip Mariano Sorrentino nell’ambito dell’inchiesta sul trapianto del cuore destinato al piccolo Domenico Caliendo, il bambino al centro della vicenda che ha coinvolto l’ospedale Monaldi di Napoli.

Il cuore danneggiato dal ghiaccio secco

Tutto nasce dal trapianto programmato con un organo donato arrivato da Bolzano. Quel cuore, però, risultò inutilizzabile: secondo quanto emerso dagli accertamenti, era stato compromesso dal ghiaccio secco inserito nel contenitore utilizzato per il trasporto.

Un episodio che ha aperto diversi approfondimenti investigativi. La misura interdittiva riguarda in particolare un filone dell’indagine: l’ipotesi di falso nella cartella clinica.

L’accusa: tempi dell’intervento non corretti

Secondo la Procura di Napoli, i due medici avrebbero riportato una sequenza degli eventi diversa da quella realmente avvenuta. Nella documentazione clinica sarebbe stato indicato che l’espianto del cuore nativo del bambino era iniziato solo dopo l’arrivo dell’organo donato e dopo le rassicurazioni dell’equipe rientrata da Bolzano.

Una ricostruzione che gli inquirenti contestano. Dalle testimonianze raccolte da medici e personale sanitario emergerebbe infatti che la procedura fosse già stata avviata prima della verifica definitiva sulle condizioni del cuore destinato al trapianto.

I video in sala operatoria

Tra gli elementi finiti agli atti ci sono anche alcuni video realizzati in sala operatoria, che mostrano il cuore del bambino dopo l’espianto. Immagini che, secondo l’accusa, aiuterebbero a chiarire la sequenza dei minuti decisivi di quella giornata.

La difesa dei cardiochirurghi

Oppido e Bergonzoni respingono ogni contestazione. I loro difensori sostengono che l’intervento sia stato eseguito dopo un confronto con l’equipe incaricata del trasporto dell’organo e contestano la ricostruzione della Procura.

Ora i legali potranno impugnare il provvedimento. Intanto l’inchiesta prosegue per ricostruire la sequenza dell’intervento e il contenuto della cartella clinica, al centro dell’ipotesi di falso.