di Silver Mele
A San Siro era tutto apparecchiato. L’aria da sentenza, i pronostici unanimi, l’idea che quella sera potesse essere il punto di rottura definitivo della stagione azzurra. E invece no.
Il Napoli entra nello stadio più difficile d’Italia, resiste, reagisce, rimonta due volte e ne esce ancora in piedi. Non vince, ma evita il colpo mortale. E lo fa affidandosi al suo uomo più totale: Scott McTominay, spina dorsale e cuore pulsante di una partita che vale più del risultato.
Finisce 2-2 contro l’Inter, con gli azzurri che lasciano San Siro con la sensazione opposta a quella che aleggiava alla vigilia: non sono fuori, non sono finiti, non sono inferiori. La classifica dice meno quattro dalla vetta, ma con una partita da recuperare. Tradotto: tutto è ancora aperto.
L’avvio sembra confermare i timori. Il Napoli prova anche a pressare, ma dopo nove minuti è sotto: Dimarco colpisce in ripartenza, in un’azione nata da un contatto non fischiato a centrocampo. San Siro si accende, l’Inter accelera, l’inerzia sembra nerazzurra.
E invece il Napoli resta lì, compatto, lucido. Tiene botta e pareggia poco dopo con un’azione che racconta personalità, non paura.
Nel primo tempo l’Inter fa meglio, ha più profondità, più forza nelle transizioni. Il Napoli però non si sfalda, anche se paga stanchezza, assenze e una panchina corta che pesa come un macigno in questo punto della stagione. Neres è l’ultimo nome di una lista lunga. Eppure la squadra non arretra mentalmente.
La ripresa cambia tutto.
Il Napoli sale di tono, di ritmo, di coraggio. Fallisce due occasioni enormi con Højlund e Di Lorenzo e, paradossalmente, spreca il momento migliore. Subisce il nuovo vantaggio interista su rigore – uno step on foot giudicato severo, quasi annunciato da lontano – e lì la partita sembra di nuovo girare.
È in quel momento che McTominay diventa totale. Recupera, strappa, si inserisce, guida. È ovunque. Ed è ancora lui a rimettere il Napoli in partita, firmando una doppia rimonta che racconta molto più di una prestazione: racconta leadership.
Antonio Conte esplode. Urla “vergogna” all’arbitro Doveri, poi al quarto uomo. Viene espulso. Dice quello che pensa, paga il prezzo e poi sceglie il silenzio nel dopo gara. De Laurentiis invece twitta, ricorda gli infortunati, rivendica la prestazione.
Nel finale c’è spazio per un palo di Mkhitaryan al 92’, per un’Inter che spinge più per inerzia che per dominio. Ma se si guarda l’insieme, la partita la fa il Napoli. Con più idee, più letture, più qualità nella ripresa. Anche grazie a Noa Lang, entrato dalla panchina per servire l’assist del 2-2: segno che, nonostante tutto, qualcosa si muove anche dietro.
San Siro doveva essere il trappolone.
È diventato invece una prova di resistenza, una dichiarazione silenziosa: questo Napoli è pieno di difetti, ha un’infermeria affollata, inciampa spesso. Ma non molla. E finché resta così, questo campionato non è affatto chiuso.












