di Oscar De Simone
Venne edificata nel 1506 da un frate spagnolo sul modello della chiesa del convento di Momserrat a Barcellona e nel corso dei secoli, dopo mille peripezie, è diventata un garage. Si, un garage. Stiamo parlando della chiesa cinquecentesca di Santa Maria di Monserrato alle spalle del rettifilo, a due passi da Piazza Borsa. Una chiesa che ormai di sacro non aveva più niente e che anzi, era votata al Dio denaro per i guadagni derivanti dalla sosta delle auto. Un’autorimessa, all’interno di un ex edificio sacro, a cui sono stati apposti i sigilli su richiesta del pm Vincenzo Piscitelli, del pool della Procura diretta da Nicola Gratteri che si occupa delle indagini sulla tutela del patrimonio culturale cittadino. I reati ipotizzati dai magistrati sono di danneggiamento e uso improprio di beni culturali. Le indagini sono condotte dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio di Napoli. Ma qual è la sua storia? Venne edificata, come detto nel 1506 e poi donata ai monaci benedettini spagnoli. Successivamente, dopo essere stata abbattuta per i lavori del Risanamento, fu ricostruita da un privato nel 1900 in via Monserrato. Nel 1941 poi, subì un potente bombardamento e finita la guerra divenne una officina. Nel 2011 venne restaurata ma, come affermano i magistrati, senza autorizzazione. Nel frattempo lo stato non sarebbe stato messo nelle condizioni di esercitare il diritto di prelazione, né di emettere il “decreto di culturalità” che avrebbe consentito di apporre i vincoli dai quali consegue l’obbligo di chiedere una specifica autorizzazione per il restauro o la modifica dell’opera. Tre fasi di lavori all’edificio, hanno così fatto scattare il sequestro preventivo: il restauro non autorizzato della facciata eseguito nel 2011, l’installazione di un’insegna luminosa e la disposizione di una rampa asfaltata per l’ingresso delle auto. Le indagini, comunque, rientrano in attività di monitoraggio del patrimonio culturale cittadino











