Per anni è stato il simbolo di una promessa mancata. Nato per rappresentare il futuro di Napoli, il Centro Direzionale è finito spesso al centro delle cronache per degrado, abbandono e problemi di sicurezza. Oggi il quartiere prova a cambiare rotta, intervenendo proprio sugli elementi che ne hanno compromesso l’immagine.
Le scale mobili vandalizzate e ferme da quasi vent’anni, i percorsi deserti nelle ore serali e le aree lasciate al deterioramento hanno segnato a lungo il racconto della cittadella dei grattacieli, progettata come cuore moderno della città. Un luogo finito spesso sotto i riflettori non per le sue potenzialità, ma per fatti di cronaca.
Tra questi, la violenza subita da una donna mentre andava a lavoro, più recentemente, il ritrovamento del corpo della giovane Immacolata Panico. Episodi diversi accomunati dallo stesso contesto: un’area percepita come poco presidiata quando gli uffici chiudono e il quartiere si svuota. Vicende che hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza e sul futuro di una delle zone più strategiche di Napoli.
A settembre la riqualificazione
Da qui nasce il piano di riqualificazione da 80 milioni di euro promosso dal Comune guidato dal sindaco Gaetano Manfredi. L’obiettivo è restituire identità, funzioni e attrattività a un quartiere che conserva un ruolo centrale nello sviluppo della città.
Il primo intervento è previsto entro settembre con la sostituzione delle scale mobili non più funzionanti e l’installazione di nuovi ascensori. Un’operazione che punta a eliminare uno dei simboli più evidenti del degrado e a migliorare la fruibilità degli spazi pubblici.
Il programma comprende anche lavori su aree verdi, pavimentazioni, parcheggi, accessi pedonali e sistemi di sicurezza.
È previsto il potenziamento della videosorveglianza e la riorganizzazione degli spazi comuni. Una variante urbanistica consentirà inoltre l’insediamento di strutture ricettive, ristoranti, palestre, servizi e altre attività in grado di animare il quartiere oltre l’orario d’ufficio.
La sfida è trasformare un’area che per decenni ha vissuto quasi esclusivamente nelle ore diurne in una parte di città frequentata da residenti, lavoratori, studenti e turisti. L’obiettivo è aumentare la presenza delle persone e rendere gli spazi più vissuti.
Anche la toponomastica rientra nel progetto
Le strade, oggi senza nome, potrebbero essere dedicate alle madri e ai padri costituenti della Repubblica, contribuendo a rafforzare l’identità di un quartiere spesso percepito come anonimo.
Il percorso resta lungo. Resta aperta la domanda che accompagna ogni progetto di rigenerazione urbana: gli investimenti saranno sufficienti a superare anni di degrado e cattiva reputazione?
La risposta arriverà con il tempo. Per ora Napoli prova a rilanciare uno dei suoi luoghi più rappresentativi, segnato a lungo da abbandono e scarsa vitalità.











