Dalle campagne del Casertano ai campi del Sannio, fino ai pastifici di Gragnano, la guerra in Medio Oriente presenta il conto anche alla Campania. In appena cinque settimane di tensione tra Usa, Israele e Iran, il costo di gasolio, concimi e fitofarmaci è schizzato fino al 30%, mettendo sotto pressione agricoltori e industrie agroalimentari già alle prese con margini ridotti e concorrenza estera.
A tremare pomodori e grano duro
La Campania, infatti, produce circa un milione di tonnellate di pomodoro l’anno ed è il cuore della trasformazione conserviera nazionale: sul territorio regionale operano ben 65 aziende del settore, oltre la metà di quelle presenti in tutta Italia. Ma oggi il comparto rischia di rallentare sotto il peso dei rincari energetici e dei costi di produzione sempre più alti.
Il nodo esplosivo resta quello del prezzo riconosciuto agli agricoltori. Gli industriali vorrebbero applicare anche al Sud la stessa tariffa fissata al Nord, pari a 137 euro a tonnellata. Una cifra che, secondo la Cia, non coprirebbe nemmeno le spese sostenute dai produttori meridionali. I dati del Crea parlano chiaro: al Sud sementi e piantine costano il 48% in più, gli agrofarmaci il 59% in più e le risorse idriche arrivano addirittura a costare il 71% in più rispetto al Nord.
Nel frattempo, denuncia Coldiretti, aumentano le importazioni di prodotti stranieri: +4% tra grano, ortofrutta e semilavorati alimentari.
E proprio il grano duro rappresenta un’altra ferita aperta per la Campania e per il Sud. I prezzi fissati dalla Commissione unica nazionale restano inferiori ai costi medi di produzione certificati da Ismea, costringendo molti agricoltori a lavorare in perdita. Una situazione che mette in difficoltà soprattutto le realtà che producono pasta utilizzando esclusivamente grano italiano.
Tra queste c’è anche Gragnano, patria della pasta Igp, dove diversi produttori continuano a puntare sulla filiera nazionale nonostante i costi sempre più elevati e la concorrenza del grano importato da Canada e Stati Uniti, paesi nei quali vengono utilizzati erbicidi vietati nell’Unione Europea.
L’appello degli agricoltori
Dal mondo agricolo arriva così un doppio appello: al Governo, perché vengano garantiti prezzi adeguati ai costi reali di produzione, e ai consumatori, invitati a scegliere pasta e conserve realizzate con materie prime italiane.
Perché dietro un piatto di pasta o una bottiglia di passata campana oggi non c’è soltanto il sapore della tradizione, ma una filiera che rischia seriamente di andare in crisi.










