di Alessandra Martino
Avevano sedici anni, sogni ancora da scrivere e una vacanza che doveva essere solo festa. Invece, per tre giovanissimi italiani, la notte di Capodanno si è trasformata in tragedia. Sono Giovanni Tamburi, Achille Barosi ed Emanuele Galeppini le prime vittime italiane ufficialmente identificate nell’incendio che ha devastato la discoteca Constellation di Crans-Montana, in Svizzera.
La conferma è arrivata ieri dall’ambasciatore d’Italia a Berna, Gian Lorenzo Cornado. Le famiglie sono state informate, mentre il dolore attraversa città diverse e lontane: Bologna, Milano, Rapallo, Dubai. Giovanni Tamburi era stato perso di vista da un amico durante la fuga disperata dal locale. Achille Barosi, milanese, era rientrato nella discoteca per recuperare giacca e telefono. Emanuele Galeppini, originario di Rapallo ma residente a Dubai, era un promettente golfista e grande tifoso del Genoa.
Ieri in tarda serata è arrivata anche la notizia della morte di Chiara Costanzo, sedicenne milanese, comunicata dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana con un messaggio di cordoglio. Restano ancora due italiani dispersi, mentre cresce l’angoscia delle famiglie in attesa di risposte definitive.
Il bilancio complessivo è drammatico: 40 morti e 121 feriti, molti dei quali giovanissimi. I feriti italiani sono saliti a 14: nove sono già stati rimpatriati e ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano. Tra loro anche Sofia, quindicenne, e Francesca, entrambe studentesse del liceo Virgilio di Milano, arrivate in condizioni gravi con voli sanitari dalla Svizzera.
Proseguono intanto le operazioni di identificazione delle vittime, alcune delle quali richiederanno esami del Dna. Le autorità svizzere hanno aperto un’indagine penale: la procura del Cantone Vallese sta procedendo nei confronti dei due proprietari francesi del locale. Sullo sfondo, le polemiche sulla sicurezza. «Se ci fosse stata un’altra uscita, ci sarebbero stati meno morti», ha raccontato Gianni Campolo, 19 anni, tra i primi a soccorrere i feriti insieme al padre.
A Crans-Montana è attiva un’unità di crisi del consolato italiano, con il supporto della Farnesina, della Protezione civile e di psicologi dell’emergenza. Un impegno straordinario, mentre in Italia scuole, famiglie e intere comunità restano sospese tra dolore, rabbia e domande senza risposta.
È una tragedia che colpisce al cuore una generazione. Una notte che doveva segnare un nuovo inizio e che invece ha lasciato solo silenzio, lacrime e nomi che non dovrebbero mai comparire in una cronaca di Capodanno.












