di Silver Mele
Fumo, freddo, crampi, tre ore di battaglia e un Centrale impazzito: Luciano Darderi piega Jodar, vola in semifinale e diventa il 17esimo italiano di sempre a spingersi così avanti agli Internazionali. Adesso il sogno non fa più paura
C’erano ancora quattromila persone sugli spalti quando l’ultimo diritto di Rafael Jodar si è spento in rete.
Erano quasi le due del mattino, il Foro Italico era avvolto dal freddo e Luciano Darderi aveva appena finito di svuotarsi completamente.
Tre ore e otto minuti di lotta vera.
Non una partita. Una prova di resistenza.
Il punteggio finale — 7-6 5-7 6-0 — racconta solo una parte della storia. Perché dentro questa notte c’è stato tutto: tensione, paura, rimonte, sospensioni, fuochi d’artificio, fumo sul Centrale, crampi e un pubblico che a un certo punto ha deciso di adottare definitivamente Luciano.
Roma ha scelto il suo uomo.
Il ragazzo arrivato in Italia da solo
La storia di Darderi sembra scritta apposta per queste notti.
A tredici anni lasciò l’Argentina per inseguire il tennis in Italia. Atterrò a Fiumicino da solo, con addosso pantaloncini estivi e la convinzione di trovare caldo. Invece trovò il freddo romano e una vita tutta da costruire.
Oggi quel ragazzino è diventato il volto nuovo del Foro Italico.
E forse non è un caso che la sua consacrazione arrivi proprio qui, nel torneo che più di tutti sentiva suo.
Perché Roma per Luciano non è mai stata soltanto una tappa del circuito.
È casa. È ossessione. È sogno.
Jodar lo spaventa, poi Darderi si trasforma
Per un’ora abbondante il match è stato un’altalena continua.
Darderi parte meglio, spinge subito, prende il controllo degli scambi e sembra più pronto del diciannovenne spagnolo.
Poi però Jodar cresce.
Si scioglie, comincia a muovere Luciano, trova profondità e aggressività. Il primo set arriva al tie-break e proprio lì succede qualcosa di irreale.
Sul Centrale cala il fumo dei fuochi d’artificio dell’Olimpico, dove si sta giocando la finale di Coppa Italia. Il sistema elettronico va in tilt. Match fermo per quasi venti minuti.
Quando si riparte, Darderi è sotto 5-2 nel tie-break.
È il momento in cui tanti crollano.
Lui invece diventa enorme.
Cinque punti consecutivi.
Cinque pugni alla partita.
Cinque colpi che incendiano il Foro.
Il punto in cui Luciano ha capito di poter diventare grande
Nel secondo set il match sembra definitivamente nelle mani dell’azzurro. Sale 3-0, domina fisicamente, tiene un game infinito recuperando da 0-40.
Poi però torna la paura.
Jodar salva due match point, ritrova coraggio e trascina tutto al terzo set. In quel momento il Centrale trattiene il fiato. Perché la sensazione è che la partita possa girare di nuovo.
E invece accade il contrario.
Luciano non si scompone.
Non arretra.
Non si spegne.
Anzi, accelera.
Il terzo set è una dichiarazione al torneo
Il 6-0 conclusivo è violentissimo dal punto di vista emotivo e tecnico.
Darderi prende il controllo totale della partita mentre Jodar, piegato dai crampi e dalla fatica, non riesce più a reggere il ritmo.
Luciano invece continua a martellare da fondo, a correre, a spingere.
Sembra quasi più fresco dopo tre ore che all’inizio.
È il set che cambia la percezione attorno a lui.
Perché da stanotte Darderi non è più soltanto una bella storia italiana.
È uno che può davvero arrivare fino in fondo.
Nella storia del tennis italiano
Con questa vittoria Luciano Darderi entra ufficialmente nella storia degli Internazionali.
È il diciassettesimo italiano di sempre a raggiungere una semifinale a Roma e soltanto l’ottavo nell’era Open.
Un club ristretto, prestigioso, quasi sacro.
Dentro ci sono nomi che hanno costruito il tennis italiano: Nicola Pietrangeli, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci. E poi i protagonisti moderni: Volandri, Sonego, Musetti, Sinner.
L’ultimo italiano a vincere il torneo resta Panatta nel 1976.
Da allora il Foro ha vissuto tantissime illusioni senza mai riuscire davvero a ritrovare un padrone italiano.
Adesso però qualcosa si muove di nuovo.
E Roma, lentamente, sta iniziando a crederci.
Ruud è il prossimo ostacolo. Ma il Foro ora sogna
Adesso ci sarà Casper Ruud, uno dei giocatori più solidi del circuito sulla terra battuta.
Una semifinale durissima. Forse la più dura possibile.
Ma il problema, oggi, non è soltanto affrontare Darderi tennisticamente.
Il problema è affrontarlo qui.
Con questo pubblico.
Con questa energia.
Con questa convinzione crescente che qualcosa di speciale possa davvero succedere.
E l’Italia del tennis continua a correre
Jannik Sinner resta il riferimento assoluto del movimento.
Il numero uno. L’uomo che tutti aspettano.
Ma Roma sta raccontando anche altro: un tennis italiano sempre più profondo, feroce, competitivo mentalmente prima ancora che tecnicamente.
Darderi ne è la dimostrazione perfetta.
Da lunedì sarà almeno numero 16 del mondo, il miglior ranking della sua carriera.
Ma la classifica, stanotte, conta relativamente.
Perché ci sono vittorie che valgono molto più dei punti.
E ci sono notti che ti cambiano per sempre.












