De Bruyne: the king è tornato

di Italia Mele 

Con la consueta, disarmante sincerità Kevin De Bruyne ha affrontato gli argomenti più attuali con un occhio al futuro e un cenno al passato.

Nella lunga intervista rilasciata dal calciatore al Corsport non è mancata una valutazione del discusso gol di Genova:

Penso che sia fifty fifty, dipende da che angolazione la guardi: dalla mia, venivo da un lato e lui è venuto verso di me. Comunque la si voglia vedere, sono rimasto un po’ sorpreso ma fa parte del gioco. Le persone parlano tanto, a me non interessa”.

Ha mai pensato di lasciare il Napoli durante l’estate?

“Mai. Mai detto questo. Il fatto è che quando dico qualcosa sono molto diretto, ma a volte alla gente non piace e ci ricama sopra tante storie. Tutta l’estate a parlare di “Kevin qua, Kevin là”. Non sapevano dove fossi e dove fosse la mia famiglia. Tengo molto alla mia privacy”.

Tutto nasce dal discorso in Belgio sul gioco della squadra e sull’addio di Conte.

“Non ha molto senso parlarne, ma se mi fanno una domanda sono onesto. Scelgo sempre la verità: mi piace giocare un bel calcio e l’ho detto anche prima di arrivare. Non cambierò mai chi sono, è ciò che mi rende il giocatore che sono. Sono io”.

Le piace vivere a Napoli?

“A volte. Ma a volte mi manca la privacy. È così e devi conviverci. Ci sono cose bellissime, c’è vita e la gente è molto simpatica. Ma in certi casi è molto difficile uscire e io ho una famiglia e devo fare una serie di cose. Aspetti positivi e meno, come in ogni posto in cui vivi”.

Ha trovato il suo posto napoletano del cuore?

“Amo la mia casa. Il mare è vicino e durante l’anno vado in spiaggia. Faccio molte passeggiate. E poi ho tre figli: quindi scuola, calcio, cavallo, ginnastica. Faccio il tassista. E quando la famiglia torna a casa, giochiamo. Mi piace fare il padre”.

Il popolo ha apprezzato il suo saluto in napoletano al Centenario. Lo parla bene.

“Per niente! È dura anche parlare in italiano: ci provo con i ragazzi e faccio tanti errori. Però un po’ lo capisco. Nelle riunioni comprendo la maggior parte delle cose”.

Sta studiando la nostra lingua?

“No. È difficile: ho una famiglia, tre figli e tante cose da fare. L’anno scorso, poi, sono stato fuori quattro mesi per recuperare e sono successe molte cose”.

Cosa non ha funzionato con Conte?

“Succede, non è un grande problema: non puoi legare con tutti nella tua carriera e va bene così. Non sono l’unico, a volte le persone hanno visioni diverse del calcio. Tutto normale”.

Sa che Allegri, in inglese, si può anche tradurre così: “Happy”.

“Non sapevo”. E sorride

Ha già colto una differenza tra Allegri e Conte?

“Conte è molto rigido, più focalizzato sul rapporto professionale. Calcio, calcio, calcio. Pensa solo al calcio. Non c’è connessione personale con i giocatori.

Allegri invece è un po’ più sciolto, più informale, e da quanto ho potuto vedere cura di più il legame personale. Ogni allenatore è diverso dall’altro e io ho lavorato con tanti allenatori diversi”.

La squadra è forte?

“Sì, certo. Siamo arrivati secondi, quindi siamo forti. Abbiamo cambiato giusto un paio di uomini e ci conosciamo tutti”.

Hai giocato per cinque anni con Gabriel Jesus al City: cosa potrebbe portare?

“Qualità. Qualità in attacco con la palla, nel gioco di sponda e nella manovra. Probabilmente è un profilo che non abbiamo, diverso rispetto a Rasmus o Lorenzo. Se arrivasse, potrebbe aiutarci. Anche con l’esperienza: sa come si vince. È importante, vedremo cosa accadrà”.

L’ha sentito?

“No, non mi ha chiamato”.

Il Napoli può ambire allo scudetto?

“Credo di sì, ma se guardo la rosa e gli acquisti credo che l’Inter sia la prima favorita. Noi siamo lì con le solite sei o sette squadre, tutte vicine in ordine sparso.
Credo che alcuni club investano un po’ più di noi, quindi sarà di nuovo una corsa difficile”.

Oggi c’è il sorteggio Champions: le piacerebbe tornare a Manchester a sfidare il City?

“No, non mi piace giocare contro di loro. Il City sarà sempre la mia squadra, è normale, ci sono stato per dieci anni. Il percorso, la scalata e le vittorie non cambieranno mai: andar lì da avversario è una cosa che non mi è piaciuta”.

Domenica, invece, c’è Napoli-Como. Sfida Champions?

“La giochiamo entrambi e direi proprio di sì, anche se siamo solo all’inizio. Sarà una partita difficile”.

Vergara? È una speranza dell’Italia.

“Sì, ma bisogna dargli tempo:

quando sono arrivato pensavo che avesse 18 anni ma ne aveva 23. In Belgio e in Inghilterra sei già titolare a 17 o 18 anni, ma qui c’è un’altra filosofia: questa sarà la sua prima stagione intera con la squadra. Antonio deve solo crescere con continuità, tutti i giorni, e giocare, giocare, giocare. Sta facendo davvero bene, ci aiuterà tanto”.

Sa che il prossimo sarà il 200° gol della sua carriera? Il numero 199 l’ha segnato sabato al Genoa. La famosa situazione-Vasquez: fallo o non fallo?

Penso che sia fifty fifty, dipende da che angolazione la guardi: dalla mia, venivo da un lato e lui è venuto verso di me. Comunque la si voglia vedere, sono rimasto un po’ sorpreso ma fa parte del gioco. Le persone parlano tanto, a me non interessa”.

Sarà il suo ultimo atto con il Napoli?

“Dipende. Per ora ho un’opzione per un altro anno e non c’è fretta di parlarne. Come ho detto, voglio essere felice, la mia famiglia deve essere felice e il club deve essere felice. Vedremo a marzo o giù di lì”.

Esiste un erede di De Bruyne?

“Forse mio figlio? No, non lo so, non credo. Ognuno ha diverse doti fisiche, tecniche e una propria personalità, e pur pensando a tanti bravi giocatori è molto difficile indicare un erede”.