De Laurentiis: “Maradona non si eguaglia ma abbiamo replicato quanto fatto da lui. Sono una persona fortunata”

Il presidente Aurelio De Laurentiis è intervenuto ai microfoni di CRC radio partner sottolineando le emozioni per la vittoria combinata di scudetto e Supercoppa.

Ricordando il Natale della sua infanzia e commentando il calcio del presente e quello che vorrebbe 

Anche con Benitez avevamo vinto due trofei, ma questi sono diversi. Maradona non si riesce mai ad eguagliare, nessuno è grande come lui che aveva uno spirito da scugnizzo partenopeo”.

 “Con Maradona abbiamo anche lavorato a un film quando di calcio non sapevo niente.

Del Napoli, però, mi sono innamorato da piccolo.

Ho pensato al Mercante in Fiera con i protagonisti di oggi e quelli storici, l’ho subito detto a Bianchini. Sarebbe bello anche fare una serata con primo premio in beneficenza.

Il passaggio dalla B alla A è stato un momento indimenticabile che ti segna, ma sai cosa c’è, io in tutta la mia vita ho cercato di far divertire le persone con il cinema e pochi produttori hanno avuto tanti successi come i miei.

Quindi io quando vedo che i tifosi trasmettono ovunque questo senso di rivincita e questa soddisfazione così grande…beh quello è un godimento che non ti può dare nessun altro trofeo”.

La promozione più emozionante dello scudetto quindi?

“No, non diciamo così, però sono emozioni diverse. Anche la festa dell’ultimo scudetto è stata bellissima.

Ma chi gestisce il calcio da un punto di vista istituzionale non ha ancora capito che sono troppo legati alla propria poltrona e a considerare come essere rieletti senza considerazione, invece, una cosa importante: non si deve distruggere un gioco giocando troppo,

è come quando fai una cena e sbagli il menù e metti troppe cose e rischi di mandare a casa gente che la notte ha gli incubi.

E ora qui ci sono gli incubi degli infortuni perché si gioca troppo e non si tiene in considerazione il rispetto per i giocatori.

Bisognerebbe cambiare il rapporto di lavoro. I giocatori dovrebbero essere liberi professionisti per non sottoporsi a stress vincolanti.
Loro ormai sono delle aziende. Bisogna regolamentare anche il potere degli agenti.

Il calcio vive grazie ai tifosi e non bisogna dimenticarlo.

In America l’NBA si sono fermati per sei mesi, hanno mandato a quel paese tutti e hanno ricominciato alla grande.

Il calcio inglese, invece, non è poi così gaudente da un punto di vista economico come potrebbe sembrare, quindi nel nostro sistema qualcosa non funziona.

Il problema è che tutti vogliono aggiungere e nessuno vuol levare: i nostri calciatori, pagati da noi, vengono dati alla Nazionale con una leggerezza incredibile, quando dovrebbe essere il club a decidere. A questi signori che governano il calcio a livello mondiale non interessa la protezione del tifoso per il quale il campionato nazionale ha vero valore.

Per il 2026 noi dobbiamo dotarci di salute, salute e salute. Ed un bel corno contro gli iettatori».