Dissesto idrogeologico, Campania fragile

La frana di Niscemi è solo l’ultimo segnale di un Paese sempre più esposto al dissesto idrogeologico. In Campania, però, il rischio ha ormai carattere strutturale: l’86% del territorio regionale è vulnerabile a frane, alluvioni ed erosione costiera, con milioni di cittadini esposti a eventi estremi sempre più frequenti.

Secondo SIGEA, la crisi climatica agisce da moltiplicatore su fragilità antiche: abusivismo edilizio, consumo di suolo, fiumi tombati e versanti senza manutenzione. «Il dissesto non nasce oggi – spiegano i geologi ambientali – ma eventi meteorologici più intensi colpiscono territori già indeboliti». Le aree più a rischio vanno dall’area vesuviana all’Agro nocerino-sarnese, fino al Casertano e alle fasce costiere. Qui anche piogge non eccezionali possono trasformarsi in disastri annunciati.

Eppure, le risorse per la prevenzione esistono: miliardi di euro tra PNRR e fondi nazionali restano bloccati da lentezze progettuali e competenze frammentate. «L’Italia continua a rincorrere le emergenze – avverte SIGEA – quando servirebbero manutenzione continua, stop al consumo di suolo e pianificazione basata sulla geologia».

Il dissesto non è una fatalità. È il risultato di scelte mancate che la Campania non può più permettersi.