Dopo la condanna definitiva del gioielliere Mario Roggero, al quale i giudici hanno negato la legittima difesa ritenendo che i rapinatori fossero ormai in fuga quando sparò, arriva una decisione di segno opposto destinata a riaccendere il dibattito.
Il Gip del Tribunale di Vallo della Lucania ha infatti disposto l’archiviazione dell’accusa di omicidio nei confronti di Aurelio Valiante, l’imprenditore di Foria di Centola che, nella notte del 22 giugno 2025, reagì al fuoco di una banda di rapinatori entrata nella sua abitazione.
La ricostruzione
Secondo la ricostruzione della Procura, tre malviventi si introdussero nella villetta riuscendo a impossessarsi di gioielli e della pistola regolarmente detenuta dal proprietario. Durante la fuga, uno dei rapinatori esplose un colpo proprio contro Valiante utilizzando quell’arma. L’imprenditore, che si trovava nel giardino armato di un fucile, rispose al fuoco, uccidendo il ventiseienne Rivaldo Rusi e ferendo un altro componente della banda. Le perizie balistiche hanno confermato la dinamica raccontata da Valiante, inducendo la Procura a chiedere l’archiviazione. Il Gip ha riconosciuto che l’uomo agì in una situazione di pericolo ancora attuale, applicando la legittima difesa domiciliare prevista dall’articolo 52 del Codice penale.
Diversa, invece, la posizione sull’occultamento del cadavere. Valiante dovrà rispondere di questo reato, in concorso con il fratello, perché dopo gli spari il corpo del rapinatore venne nascosto in un dirupo. Solo in un secondo momento l’imprenditore ammise l’accaduto e accompagnò i carabinieri nel luogo dove era stata occultata la salma. La vicenda aveva provocato anche momenti di forte tensione, con l’arrivo davanti alla villetta di numerosi connazionali della vittima, poi allontanati dalle forze dell’ordine.
Le due storie
È proprio la dinamica degli spari a distinguere il caso Valiante da quello Roggero: nel primo, secondo i giudici, l’aggressione era ancora in corso e il pericolo concreto; nel secondo, invece, la reazione arrivò quando il pericolo era ormai cessato. Un dettaglio che, sul piano giuridico, ha fatto la differenza tra l’archiviazione e una condanna definitiva.












