Dopo Napoli, l’epatite A fa scattare l’allarme anche nel Casertano. Sono 52 i casi accertati nella provincia di Caserta, di cui 32 ricoverati, con Sessa Aurunca tra i comuni più colpiti. Controlli serrati su frutta, verdura e filiere alimentari sono stati subito intensificati, mentre la Prefettura di Napoli, guidata dal prefetto Michele Di Bari, coordina con la Regione Campania le misure di prevenzione e le attività di vigilanza.
Il virus non si trasmette solo attraverso i frutti di mare crudi: alimenti contaminati, acqua non potabile e scarsa igiene personale rappresentano altre vie di contagio. Per questo motivo, le autorità sanitarie raccomandano ai cittadini di lavare accuratamente mani, frutta e verdura, consumare solo cibi ben cotti e acquistare alimenti esclusivamente da rivenditori autorizzati.
I contagi
In Campania, i casi accertati complessivi sono circa 150, e dopo un primo picco a fine febbraio, negli ultimi giorni si è registrato un secondo aumento dei contagi, sebbene le autorità parlino di timidi segnali di rallentamento. Il Comune di Sessa Aurunca ha lanciato un appello diretto alla cittadinanza, sottolineando come responsabilità e comportamenti quotidiani siano la prima barriera contro il virus.
Ma l’emergenza non riguarda solo la Campania
Nella vicina provincia di Latina, in Lazio, sono stati segnalati 24 casi distribuiti tra Aprilia, Fondi, Formia, Latina, Sabaudia, Sermoneta, Campodimele, Priverno, Lenola e Terracina. Al momento, sei pazienti sono ricoverati in reparti ordinari, in condizioni stabili e non in pericolo di vita. Anche qui, le autorità hanno attivato una task force per controlli lungo l’intera filiera dei molluschi e campagne informative sulla sicurezza alimentare.
Il monitoraggio e i controlli
Sul fronte delle istituzioni, la Prefettura di Napoli ha predisposto un piano straordinario di vigilanza e contrasto all’abusivismo commerciale, in particolare in vista delle festività pasquali. La Regione Campania ha potenziato la campagna vaccinale antiepatite A e coordinato i presidi ospedalieri per garantire posti letto disponibili se necessario.
Legacoop Agroalimentare ha ribadito la necessità di evitare allarmismi e basarsi su dati scientifici certi: “Il comparto molluschicolo e la produzione ittica operano nel rispetto di normative sanitarie rigorose. Serve chiarezza sull’origine dei contagi per tutelare salute pubblica, fiducia dei consumatori e lavoro delle imprese”, sottolinea l’associazione.












